No Hot Ashes – Recensione: No Hot Ashes

La storia degli irlandesi No Hot Ashes è piuttosto particolare. Se infatti questo album omonimo è il loro primo concreto atto discografico (se escludiamo un singolo uscito nel 1986), il gruppo esiste sin dal 1983 e al tempo del suo scioglimento, nel 1990, aveva già accumulato un’esperienza live notevole e anche inciso un album di debutto che mai vide la luce.

Con queste premesse l’uscita in questione acquista sicuramente un certi appeal per gli amanti delle sonorità inglesi degli anni ottanta, visto che stilisticamente siamo di fronte ad una formazione che possiede quelle vibrazioni a cavallo tra classic rock e hard deluxe che ai tanti fan di un certo tipo di musica non possono che piacere. Anche se chiaramente nel genere è del tutto improbabile tirar fuori qualcosa che possa davvero stupire, ai No Hot Ashes va il merito di coprire una spazio stilistico piuttosto ampio, senza limitarsi troppo e cercando in primo luogo di mettere in fila brani efficaci, dall’anima genuinamente rock e con la giusta dose di melodia. Un obiettivo che possiamo dire centrano alla perfezione.

Il disco si apre infatti con una canzone di presa assoluta come “Come Alive”, ottima sia nel incipit che nel ritornello, ma anche nella parte solista e nel bel mood creato dagli arrangiamenti. Più sbarazzina è invece “Good To Look Back”, dall’imprinting pop-rock nel refrain davvero notevole (un po’ bonjoviano) e pur sempre ben supportata da una chitarra gradevole.

Totalmente rock, con un retrogusto a la Bad Company, è invece “Satisfied”, mentre “Boulders” è una ben riuscita ballad da airplay ottantiano. Ruffiana, ma molto ben pensata. Siamo quindi di fronte a standard di genere, ma sempre proposti con buona personalità e il gusto di chi una certa musica la vive e l’ha vissuta, priva della patina plastificata che spesso sentiamo nei prodotti odierni.

I’m Back”, “Glow” o “Over Again” sono altri buoni esempi di come la fiamma del rock bruci alla grande nell’animo dei NHA. Un calore che i nostri sono poi bravi nel ritrovare quando si tratta di buttarla sul feeling più puro, come ad esempio in “Souls”, un brano ricco di cori e melodia che li proietta pienamente in campo AOR superclassico.

Non sarà un capolavoro,ma “No Hot Ashes” è un album divertente, piacevole da ascoltare in tutta la sua durata e, se gli darete una possibilità, potrebbe diventare un buon compagno per le vostre serate primaverili tra amici e qualche birra.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Come Alive 02. Good To Look Back 03. Satisfied 04. Boulders 05. I’m Back 06. Glow 07. Over Again 08. Jonny Redhead 09. Souls 10. Running Red Lights

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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