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Nirvana – Recensione: MTV Unplugged in New York

Correva l’anno 1993 ed esistevano cose che i figli dei 90s non potranno mai dimenticare: erano gli anni ruggenti di MTV e del celebre programma Unplugged e la musica dei Nirvana era sulla cresta dell’onda.
Inutile negarlo, anche la sottoscritta ha avuto un giovanile periodo di profondo amore per la band di Kurt Cobain: tempo passato a struggersi sulla musica dell’artista di Aberdeen e a leggere qualunque libro scritto in materia.
Una frase mi è rimasta impressa nella memoria, in un libro che raccontava del celebre “MTV Unplugged in New York”, ammantanto di mitologia: Kurt Cobain vuole che il palco sia cosparso di gigli e candele e Alex Coletti, produttore dello show, chiede ‘Come un funerale?’. ‘Esattamente’, risponde Kurt.

Ma, mitologia o realtà a parte, quello che ci resta è una performance davvero memorabile, pochi mesi prima che il sogno di una delle band più influenti degli anni ’90 si infrangesse per sempre, e con lui quello di migliaia di fan idolatranti.
L’“MTV Unplugged in New York” vede la luce alla fine del 1994, alcuni mesi dopo la morte di Kurt Cobain, e rappresenta di certo una delle più grandi operazioni commerciali della storia.

Kurt Cobain domina il disco con la voce accompagnata dalla chitarra acustica, con sporadici interventi di Krist Novolesic al basso acustico e alla chitarra ritmica, Dave Grohl alla batteria e backing vocals in “Jesus Doesn’t Want Me for a Sunbeam” e Pat Smear alla chitarra acustica.
In quasi un’ora di musica, l’“MTV Unplugged in New York” scrive un pezzo di storia.

Trovano spazio brani da “Bleach”, “Nevermind” e “In Utero”, ma mancano le grandi hit che hanno reso i Nirvana i re indiscussi del grunge: a parte “Come As You Are”, la band sembra rifuggere dai suoi più acclamati successi di pubblico e presenta un lato diverso, meno noto, della sua discografia. Affiancata da ben sei cover, di cui tre eseguite insieme a Curt e Cris Kirkwood dei Meat Puppets.
E sono pochi i brani originali che avrebbero potuto eguagliare l’intensità di quella “The Man Who Sold the World”, pezzo di David Bowie che diventa un prezioso gioiello nelle mani e nella voce di Kurt Cobain, così fragile e vicino al baratro.
Poi, come dimenticare il lamento di “My girl, my girl, don’t lie to me, tell me where did you sleep last night”? O la tristezza nei versi di “Something In The Way” e “Polly”?

“MTV Unplugged in New York” non è solo un disco; è la chiara immagine, come dipinta, come bloccata per sempre nella memoria del tempo, di una band che era destinata a lasciare un segno nella storia della musica, ma che forse non lo avrebbe nemmeno voluto, forse non lo credeva possibile.
“MTV Unplugged in New York” è un album che ognuno di noi può recensire nella propria mente: tutti, chi più e chi meno, abbiamo un ricordo, un’emozione, un momento legato a questo disco. E, probabilmente, è questa la recensione più bella a cui un’opera d’arte possa aspirare.

Voto recensore
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Etichetta: DGC

Anno: 1994

Tracklist: 01."About a Girl" 02."Come as You Are" 03."Jesus Doesn't Want Me for a Sunbeam" 04."The Man Who Sold the World" 05."Pennyroyal Tea" 06."Dumb" 07."Polly" 08."On a Plain" 09."Something in the Way" 10."Plateau" 11."Oh, Me" (Kirkwood) 12."Lake of Fire" (Kirkwood) 13."All Apologies" 14."Where Did You Sleep Last Night"

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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