Nils Patrik Johansson – Recensione: Evil De-Luxe

Nils Patrik Johansson è senza dubbio uno dei cantanti di maggior spessore della scena classic metal dei nostri giorni. La sua timbrica ricorda non poco quella di un grande della storia come Ronnie James Dio, ma le sua caratteristica inflessione teatrale carica l’interpretazione in modo senz’altro personale. Come spesso accade ai nostri giorni il bravo Nils è da sempre impegnato su più fronti (oggi Lion’s Share e Astral Doors), ma dopo aver lasciato i Civil War ha comunque deciso di concretizzare finalmente il progetto di avere un album completamente a proprio nome.

Non che la musica contenuta in “Evil Deluxe” abbia un che di imprevedibile, trattandosi di fatto di pure e classico heavy metal, come qualche puntata verso il power, ma in generale solidamente attaccato a quei cliché che ben si adattano al range vocale e alle doti istrioniche che tutti gli riconosciamo.

Dopo una breve introduzione l’album comincia con due brani che miscelano la classicità dei riff con un gusto melodico mutuato dalla tradizione dell’ Est Europa. Sinceramente la title track esagera forse un poco nel ruolo, ma la successiva “Estonia” è invece davvero una buona canzone. La segiente “Gasoline” riesce a mettere insieme un riff chiaramente Accept, una porzione melodica simil-maiden e parti vocali alla Dio, praticamente un godimento assicurato per gli amanti del metal anni ottanta.

Come avrete capito non c’è molto spazio per la ricerca sonora, ma l’album ha comunque degli ottimi spunti da proporre e, partendo dal presupposto di gradire il genere proposto, “Evil Deluxe” propone canzoni di livello e sempre grintose al punto giusto. Piacevole è sicuramente la lunga “How The West Was Won”, bel mid tempo dal retrogusto epico, impreziosito sia da un azzeccato intervento di tastiera che da un assolo ben piazzato (ancora una volta tornano i rimandi alla musica tradizionale est europea). Niente male anche la successiva e decisamente power oriented “September Black”, altro brano figlio del più classico heavy made in Germany, ma sempre ben interpretato e orecchiabile.

Non a caso arriva una cover come “Burnin’” degli Accept, la band che più di tutte ha ispirato l’album che stiamo ascoltando, anche se in canzoni come “Circle In The Sky” e “Kings And Queens” il gusto per il metal epico emerge bello forte. “Metalhead” e “Dark Evolution” sono due trascinanti esempi di heavy diretto e cantabile, mentre il finale propone la canzone più originale del lotto. “A Waltz For Paris” è appunto una sorta di valzer malinconico girato in chiave rock e metal, bisogna dire con risultati eccellenti. Un bel disco insomma, sicuramente da consigliare a chi ama la voce di Nils e più in generale il metal classico che bilancia con maestria potenza e melodia.

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metalville

Anno: 2018

Tracklist: 01. Baal 02. Evil Deluxe 03. Estonia 04. Gasoline 05. How the West Was Won 06. September Black 07. Kings and Queens 08. Burning 09. Metalhead 10. Circle in the Sky 11. Dark Evolution 12. A Waltz for Paris

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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