Nile – Recensione: Vile Nilotic Rites

Ripartire, ripensare la propria carriera dopo scossoni capaci di minare certezze e fondamenta apparentemente solide. I Nile negli ultimi tempi hanno cambiato molto, hanno perso Dallas Toler-Wade e Todd Ellis per strada, recuperando Brad Parris e Brian Kingsland (basso e voce e chitarra e voce rispettivamente).

L’inizio è di quelli che piacciono, con le frustate “Long Shadows of Dread” e “Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare”, ma poi la pelle muta e diventa quasi cerebrale, assolutamente ben piantato nella storia dei nostri fatta di antico Egitto e divinità dimenticate dalla polvere del deserto. Più lineare rispetto al solito, ma non per questo banale o scontato: la radice è fonda e ancora capace di regalare ottimi momenti di death metal tecnico e brutale.

Dalle sabbie del tempo si alza l’oscura “Seven Horns Of War” che gioca in equilibrio sulla lama fatta di aggressività ed atmosfera, supportata dal suono dei corni che sembrano quasi richiamare (non sappiamo quanto voluto) certi momenti della colonna sonora de “Il Signore Degli Anelli”. Decisamente poco egizio come momento, ma sicuramente piacevole ed in grado di conquiestare.

L’apice del disco si raggiunge con “That Which is Forbidden“: tempi lenti, melodie che inquietano l’anima e colpi serrati della batteria di Kollas a rendere il tutto ancora più efficace. “Snake Pit Mating Frenzy” è invece una sassata in piena regola, che cita tanta old-school del death metal.

I Nile di fine 2019 conquistano ancora, dimostrano di non aver perso il gusto della trama complessa anche se qualcosiana sembra essersi perso una volta assorbito il doppio cambio di formazione.

Disco di transizione? Probabilmente sì, la definizione più corretta senza dubbio, ma la capacità di essere concreti è ancora materia dei nostri.

Piacevoli anche i momenti strumentali, con il suono dell’antico Egitto che emerge da un vortice fatto di sabbia e tempo dimenticato da millenni. Ultimi giri di giostra con l’intensa “The Imperishable Stars are Sickened” tra accelerazioni, frenate e clean vocals che rimangono ben impresse in testa.

Intricato (ma non troppo) e brutale. Chissà come possiamo tradurre “Bel Disco” con i geroglifici…

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 1. Long Shadows of Dread 4:07 2. Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare 3:09 3. Vile Nilotic Rites 3:28 4. Seven Horns of War 8:48 5. That Which is Forbidden 5:35 6. Snake Pit Mating Frenzy 2:48 7. Revel in their Suffering 5:44 8. Thus Sayeth the Parasites of the Mind 1:42 9. Where is the Wrathful Sky 4:40 10. The Imperishable Stars are Sickened 8:00 11. We are Cursed 6:53

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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