Un capolavoro come “The Great Cold Distance” sembrava uno scoglio insormontabile ma i Katatonia non hanno avuto paura di osare e con lo splendido “Night Is The New Day”, ci regalano l’ennesimo tassello di una carriera artistica che non ha mai rifiutato percorsi evolutivi.
Se la precedente release combinava con estro il passato remoto e recente degli svedesi, “Night Is The New Day” fa leva sulla melodia e l’introspezione con undici tasselli carichi di grigiore e altrettanta emozione. Il “depressive rock” con cui la band viene catalogata negli ultimi tempi è una buona etichetta atta a descrivere il nuovo episodio, un album dai toni tenui e cupi, estremamente garbato nella dolorosa rabbia espressa dalle liriche. L’opener “Forsaker” mette subito in luce il corpo sonoro atmosferico posto in essere dall’ensemble di Avesta, con un ricorso abbondante ai synth e alla chitarra acustica. Jonas Renske canta in modo ispirato tralasciando il growl, preferendo invece un pulito versatile con punte di aggressività nei momenti più muscolari e drammatici, ove una certa componente metal, tenuta a bada dalle commistioni wave, emerge attraverso trame delicate (“Liberation”, “Nephilim”). Episodi come la splendida “Idle Blood” mette in luce un’oscura teatralità fatta di arpeggi e melodie tessute dall’elettronica, mentre la conclusiva “Departer”, nella sua semplicità esecutiva e nella voce quasi arrendevole di Jonas, si pone all’ascolto forte di una grande enfasi, grazie a una forma carezzevole e malinconica.
“Night Is The New Day” è a giudizio di chi scrive uno dei dischi chiave dell’anno in corso, un acquarello fatto di colori autunnali che riesce a musicare i lati più introspettivi dell’animo umano.











album è davvero ma davvero ottimo e davvero depressive
li stimo sti katatonia