Nibiru – Recensione: Qaal Babalon

“Qaal Babalon” è il nuovo album dei Nibiru, su Argonauta Records: la recensione potrebbe anche esaurirsi qui, in fin dei conti, ma non sarebbe giusto nei confronti di chi non conosce la band e la sua proposta o di chi aspetta lumi riguardo il seguito di “Padmalotus”. Ci si trova di fronte a un lavoro diverso rispetto a quello appena citato, in parte anche per l’abbandono di Steve Siatris che dal 2016 non è più fra le fila del gruppo: cosa aspettarsi, dunque?

Il trio torinese (Ardath, Ri e L.C. Chertan) riesce a spingersi oltre: oltre ogni cosa, oltre ogni concetto, oltre ogni limite. Oltre. Un’esperienza da vivere sulla pelle e nell’anima, quella che dura quanto i quattro brani proposti, ma che si dilata all’inverosimile coinvolgendo ogni senso ed esplicitandosi in una realtà come pochissimi lavori sono riusciti a fare fino ad oggi: “Oroch”, “Faboan”, “Bahal Gah” ed “Oxex” sono i quattro cardini di “Qaal Babalon”, mantra a base di frequenze disturbate (in apertura e chiusura dell’Opera), doom abrasivo, sludge, stoner, drone…

Difficile descrivere l’esperienza a parole, fra paesaggi desolati e con qualche richiamo al black metal (per l’uso della voce, fra italiano ed enochiano -supposizione, quest’ultima-), un percorso dove il basso e l’alto coincidono, dove la suggestione ipnotica di striscianti giri sonori corrisponde a creature che vivono nel buio più buio e che cercano coi loro artigli di ghermire l’anima dei malcapitati che passano, portandola in una dimensione infinita oltre lo spazio ed il tempo: è una trasfigurazione totale, sonora e di atmosfera, disturbante e assolutamente non per spiriti pavidi. Un viaggio della carne e dell’anima, un urlo straziante, una riscoperta delle profondità dello spirito: un’anima allo specchio che mostra tutti gli aspetti più spaventosi e funerei, nascosti ogni giorno sotto il tappeto della conformità alla società. La musica dei Nibiru è tutto ciò ma anche molto di più, se possibile: il gruppo è riuscito a sviluppare attraverso gli anni (e proababilmente trovando la quadratura del cerchio con questo “Qaal Babalon”) un sapiente processo di ricerca sonora e concettuale di uno spessore incredibile dal quale è impossibile non uscire trasformati sotto ogni punto di vista. Poco importa a questo punto commentare le singole tracce, lunghe e provanti in senso positivo, vista la portata del CD, ascrivibile a summa musicale/spirituale di un percorso tempestato di grandi gemme che suscitano emozioni contrastanti ma che, inevitabilmente, segnano.

I Nibiru sono tornati, gran maestri senza pari di oscure cerimonie, capaci di coinvolgere e sconvolgere con “Qaal Babalon” e riuscendo a dare una profondità significativa alla loro “musica” (riduttivo chiamarla così).

Voto recensore
8,5
Etichetta: Argonauta Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Oroch 02. Faboan 03. Bahal Gah 04. Oxex
Sito Web: http://www.nibiruritual.com/

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