Nibiru – Recensione: Netrayoni

Ne “L’ombra venuta dal tempo”, uno dei racconti più inafferrabili di Lovecraft, un professore di economia si trova a dover ricostruire i cinque anni di amnesia di cui è stato vittima sulla base di suggestioni ed immagini frammentarie. La verità emerge solo dopo estenuanti pagine di narrazione ipnotica, che rispecchia pienamente la confusione del  protagonista e la sua riluttanza ad accettare una realtà ben più spaventosa di una malattia nervosa. “Netrayoni” dei Nibiru (uscito nel 2014 in edizione limitata ed ora rimasterizzato da Argonauta Records) è, come “The Shadow Out of Time”, un’immersione nell’angoscia più impalpabile sin dalla copertina (opera del batterista LC Chertan) che rappresenta un luogo abbandonato, forse un tempio, non necessariamente infestato ma sicuramente testimone di orrori antichi. Lungo i 17 minuti di “Kshanika mukta” posti in apertura al doppio album regna un’ interminabile tensione, che cresce senza tuttavia mai esplodere, dove gli iniziali contorni da incubo, catalizzati dai dialoghi di un B-movie mandato in onda a tarda notte, si fanno indefiniti, sciogliendosi in uno stupendo fraseggio lisergico. A trasformare lo stupore in puro orrore arrivano comunque i dieci minuti di “Apsara”, girovagare stoner degno degli Sleep di “Dopesmoker” che  prima deraglia in un lungo lamento feedback e poi si arrende all’incedere slabbrato di  “Sekhet aahru”.

Non so quanto le parole di  Ardat (“le canzoni del disco sono state composte in uno stato di profonda alterazione di coscienza” e “l’intero processo di registrazione è nato dall’improvvisazione, spesso partendo da una singola nota“) siano esagerate, ma bisogna comunque riconoscere alla band un certo metodo dentro la follia . Senza quello, e senza l’interplay stupefacente tra i membri (lucidi o no) del gruppo, l’affabulazione elettrica di “Qaa-om sapah” difficilmente si concluderebbe senza scadere nel caos più becero, mentre qui oltre a convincere si  permette pure una breve coda (“Arkashani”)  memore dai Sonic Youth di “Bad Moon Rising” (immaginate un ipotetico scontro tra “Ghost bitch” e “I love her all the time” e vi farete un’idea di quello che vi aspetta).

Ascoltato a qualche anno di distanza dalla prima pubblicazione, il primo volume di “Netrayoni” (“Ritual I the Kaula’s Circle”) non si discosta eccessivamente da ciò che diventeranno i Nibiru nelle opere successive e potrebbe rappresentare un’opera a sé stante e un’ottima opera seconda. Non si è del tutto preparati all’approccio del secondo, più ostico tomo, “Tears of Kali”: qui le percezioni risultano decisamente alterate, e l’impianto sonoro aperto a soluzioni liquide, con “Kwaw-loon”, in apertura, che ondeggia mantrico per sedici minuti tra gorgheggi, voci filtrate, feedback e pattern ritmici reiterati fino allo sfinimento (dell’ascoltatore).  “Sekhmet” lascia intravedere un barlume di accessibilità, una trasmissione radio che procede imperterrita nel deserto cavalcando una melodia orientale senza tuttavia l’intenzione e la speranza di giungere ad alcun luogo, “Celeste: Samsara Is Broken” fa davvero temere il peggio, con il suo intro noise, ma poi un affascinante canto rituale ed una coda tribale vanno a comporre una soluzione che ben rappresenta il disfacimento descritto dal titolo. Dopo tre brani di questo tenore, “Viparita Karani” assume il tono di un piacevole intermezzo, con il basso in bella evidenza e le chitarre ed i synth a rifiatare per qualche minuto prima di lanciarsi in un’accelerazione tipicamente Nibiru. Il disco originale era chiuso dalla breve invocazione “Sothis”; la ristampa, meno incline alla pietà, include l’inedito “Carma geta”, un delizioso sfacelo per chitarre e gorgoglii originariamente incluso nella compilation “Devouring the Mountains Vol​.​II” del 2015 che non stona certamente con il mood complessivo dell’album.

Per essere la seconda prova in studio dei Nibiru, “Netrayoni ” è un’opera mastodontica, forse eccessiva, che non deve (ed in fondo nemmeno vuole) essere ascoltata in un unico lasso temporale, perché gran parte delle belle intuizioni in essa contenute (specie nel primo volume) andrebbero perse. Concedetevi un brano al giorno, come un segreto ristoro. L’orrore, l’orrore; quello degli Antichi, contro il logorio della vita moderna.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Argonauta Records

Anno: 2018

Tracklist: CD 1: Ritual I the Kaula's Circle 01. Kshanika mukta 02. Apsara 03. Sekhet aahru 04. Qaa-om sapah 13:16 05. Arkashani 03:25 CD 2 : Tears of Kali 01. Kwaw-loon 02. Sekhmet 03. Celeste samsara is broken 04. Viparita karani 05. Sothis 06. Carma geta
Sito Web: http://www.argonautarecords.com/shop/en/cd/258-nibiru-netrayoni-remastered-2cd.html

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