Newman – Recensione: Ignition

Cantante e compositore, non solo in ambito rock, Steve Newman ha prodotto e respirato musica fin dai primi anni ottanta, collezionando agli inizi della carriera una serie di esperienze negative (You don’t fit in, cantavano malinconici i Love/Hate in Social Sidewinder, 1992) che lo hanno disilluso sulla possibilità di porre solide fondamenta per intraprendere la carriera di artista. Il progetto omonimo nasce quindi nel 1998 per consentire al talento inglese di mettersi al timone e muoversi con maggiore libertà espressiva, e si direbbe che la strada scelta sia stata finalmente quella giusta, avendo da allora portato alla pubblicazione di ben tredici album. Registrato a Londra insieme al solo Rob McEwen alla batteria, con il supporto di un paio di coristi, Ignition è dunque la più recente espressione di un percorso che ha finito con l’assumere la forma di una one-man-band, circostanza che è spesso facile avvertire per un certo meccanicismo con il quale questi prodotti sono assemblati. Benchè decimati, i Newman del 2020 sono melodici e decisamente pimpanti, proponendo un rock al quale non mancano legittime velleità hard, se non fosse per la tragedia di quella batteria dai suoni elettronici alla quale, probabilmente per motivi di budget e praticità, alcune delle recenti uscite in ambito AOR sembrano fare volentieri ricorso. All’ascoltatrice disposta a chiudere un occhio su questo dettaglio ed all’ascoltatore in grado di resistere alla tentazione di accostare certi fill sintetici all’ottimo metal da videogiochi di Gate Of Thunder (RED Entertainment / Syn Sound Design, 1992), Ignition si offre comunque come la Gradisca (Amarcord, 1973), con invitante e riconoscibile generosità.

Sostenute da una linea di basso sempre molto presente e nerbosa (Wild Child), le dodici tracce sono arrangiate con gusto e regalano un buon mix di chorus cantabili, proposte mid-tempo con ritmiche vivaci (Moving Target) che prevalgono sui trascurabili assoli ed in cima alla torta la voce di Newman a fare da graffiante – ed efficace – collante tra gli elementi (Promise Me). Nonostante il senso di assemblaggio sia evidente già dai primi ascolti, non si tratta affatto di un prodotto svogliato, né privo di anima: ne siano una riprova la durata di ciascun brano, che oscilla tra i quattro e cinque minuti senza però perdere eccessivo mordente, la frequente ricerca di soluzioni corali anche complesse e l’intelligenza con la quale le limitazioni elettroniche diventano sorprendenti protagoniste (Ignition, Life In The Underground) di episodi collocabili a metà strada tra Def Leppard, Terence Trent D’Arby, FM e Michael Jackson per le atmosfere che ciascuna combinazione di suoni & stile evoca con naturalezza. Interessanti sono anche le pause che ogni brano si concede (To Go On Loving You, The Island), momenti interlocutori assolutamente ben congegnati che permettono di prendere fiato, mandare a memoria quanto ascoltato fino a quel momento e prepararsi per la prevedibile ripetizione del ritornello fino alla dissolvenza in uscita. La musica non è solo nelle note, dopo tutto, ma anche nel silenzio posto tra di esse: lo dicevano sia Debussy che il mio paziente maestro di batteria William.

Raramente mi è capitato di imbattermi in un’immagine di copertina più pertinente di quella scelta dalla “band” di Bedford per questa nuova uscita: la rappresentazione di un cuore che al suo interno nasconde complessi ingranaggi sembra alludere ad un prodotto messo insieme forse non con grandi mezzi ma con passione autentica, cercando di mettere a frutto – combinandola in un insieme armonico – ogni abilità tra quelle disponibili al culmine di vent’anni abbondanti di carriera. Un racconto semplice che descrive con onestà ed efficacia questi cinquantasei minuti di ascolto, facendo di Ignition un album genuino nonostante i necessari artifici, creativo nonostante un’ingegnerizzazione da orologiaio ed a suo modo stimolante pur non avendo – a sbirciare con ingenuità felliniana tra le sue note – nulla di particolarmente nuovo da dire.

Etichetta: Aor Heaven

Anno: 2020

Tracklist: 01. End Of The Road 02. Chasing Midnight 03. Ignition 04. Worth Dying For 05. To Go On Loving You 06. Moving Target 07. Last Chance 08. Life In The Underground 09. Wild Child 10. Promise Me 11. The Island 12. Welcome To The Rush
Sito Web: newmansound.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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