The Pythons – Recensione: [Never:Enough]

Lo avevamo già detto : spesso e volentieri le realtà più belle si trovano proprio sotto al nostro naso, in quell’underground italico sempre più ricco di sorprese, di band che nascono dalla gavetta e finalmente, dopo anni di sacrifici, si ritagliano una meritata fetta di successo.

Non vogliamo tediarvi con una “favola all’italiana”, ma la storia dei The Pythons sembra proprio questa: una storia di vita, di birra, di impegno, di donne che vanno e vengono e di amici che restano. Un’avventura che si svolge in una piccola sala prove nella periferia di Milano, o in un pub fumoso dove ci si ritrova per una sbronza e si butta giù qualche idea da suonare l’indomani.

E suonano hard rock i Pythons, un hard rock melodico e di lusso, ove si intrecciano richiami “catchy” ai Bon Jovi e agli Europe, una grinta losangelina che molto deve ai Guns’n’Roses e un garbato gusto class metal con un occhio di riguardo verso i Tesla.

E’ incredibile come durante l’ascolto di ‘[Never:Enough]’ non si incappi mai in un momento di noia, come nessun pezzo sia affidato al caso, ma tutti i brani abbiano la capacità di emozionare, di rimanere impressi combinando ritornelli vincenti a doti esecutive pregevoli.

Un esempio su tutti sono ‘Shadows’ e ‘Texas Queen’, canzoni piene di adrenalina dotate di un refrain che non vi si staccherà più dalla mente e vi ritroverete a canticchiare quanto prima. Eppure, bando ad ogni ruffianeria, le due canzoni non sono affatto artificiose né costruite a tavolino, ma vivono di riff sanguigni, di una sezione ritmica compatta e di un cantato (ottima la prova del singer Frank in questo senso) melodico ma mai troppo zuccheroso.

E infatti i The Pythons convincono anche quando decidono di pestare con ‘Back To Life’ e ‘Burnin’ Fever’, track più veloci e compatte, in cui è un sound genuinamente chitarristico a porsi in rilievo.

Infine, spazio ad una melodia avvolgente e piacevole con la splendida ‘Just A Song’, track acustica molto alla ‘More Than Words’ che non mancherà di farvi sognare ad occhi aperti.

E ancora una volta il rock è sinonimo di emozione. Benvenuti, Pitoni.

Andrea Sacchi

Fuoco, vento, fulmini: questa è la tavola alchemica del rock più possente, muscolare e ricco di melodia non costruita in laboratorio, ma che sgorga come vapore ustionante da un geyser. E dopo tutto questo, ‘tocca a voi’ che ascoltate lasciarvi pervadere dall’energia dell’hard rock dei The Pythons e del loro debutto sulla lunga distanza ‘Never Enough’. ‘Up To U’ s’intitola, appunto, l’opener di questo disco che è una vera e propria iniezione d’adrenalina alla giugulare, con brani veloci quanto una Dodge Chargher con i pneumatici fumanti dopo una corsa sulla Route 66. Chitarre spesse e sanguigne, batteria e basso essenziali (George ed Andrew Valenza) ma che tengono il ritmo come un gran maratoneta e poi la voce tagliente, un po’ ruvida ed un po’ nasale di Frank Law, una sorta di riuscitissimo mix tra l’ultimo James Hetfield e John Bon Jovi dei tempi d’oro. Se l’opener e ‘My Shelter’ hanno la forza del vento sulla faccia durante una corsa con una spider nel deserto assolato del Nevada, con ‘Shadows’ le qualità interpretative (grandiose! La sua pronuncia yankee è spettacolare, tanto da sembrare un madrelingua) del singer Frank Law mostrano il suo lato più emotivo, una corsa nella pioggia lungo strade illuminate dalle insegne di qualche drugstore, in cerca di qualcuno/a che se ne andato/a; in questo frangente sembra davvero Bon Jovi del periodo ‘New Jersey’, con un ritornello che ti entra sotto la pelle come l’inchiostro di un tatuaggio che disegnerà un volto sull’anima. ‘Back To Live’, ‘Inner Words’ e ‘Burning Fever’ riaccendono la nostra Dodge, ma con al volante un pilota che digrigna i denti e piange di rabbia e pigia sull’acceleratore per battere un diavolo, un pensiero che lo tormenta. Hard rock di scuola americana della più pura fattura e della qualità più eccelsa, dove songwriting (da incorniciare la prestazione delle due asce True e Nick Donati) esecuzione ed energia la fanno da padrone. Raramente si può sentire una band così compatta ed in sintonia, tanto che è difficile separare (ed elogiare) l’operato dei singoli. I The Pythons sono una forza coesa ed incredibilmente istintiva, anche se possono vantare una cura dei particolari da veri veterani della scena. Il momento del lento (si fa per dire, visto che si sviluppa in una parte centrale molto energetica) è, come da tradizione nel disco di hard rock a stelle e strisce, arrivato con ‘No More Answers’, ma non disperate: niente sdolcinature. Qui c’è amore e passione verso un’immaginaria ragazza che ha preso e se n’è andata, ma con la forza e la rabbia di una storia vera, dove il ritornello, supportato magistralmente da un break ritmico capolavoro, ti si pianta nella testa, nello stomaco e nel cuore…e non ti lascia più. Si torna nel deserto sul finale, con ‘Texas Queen’, pezzo che sembra quasi un clone della produzione Bon Jovi/Poison/Tiketto, ma con l’entusiasmo esplosivo del sole dopo i temporali, tanto che non potrete non metterlo a volume massimo sullo stereo, imboccare la famosa autostrada verso la West Coast e pigiare giù il pedale del gas. Un meraviglioso disco corale, senza un momento di cedimento o di riempitivi, senza incertezze (se guidi alla massima velocità non puoi concederti momenti di prudenza: sei finito!), con un arrangiamento che riesce a mettere in secondo piano anche le influenze un po’ troppo vistose, con una produzione azzeccata: un disco da avere, amare e bruciare a furia di sentirlo! A proposito, ve lo ricordo: i The Pythons sono di Milano, Italia…tanto per far capire che queste cose non riescono bene solo agli americani. Coraggio, prendetelo e come vi dicono i The Pythons ‘…pull the trigger…and drain yourself away!’. Andrea Evolti

Voto recensore
8
Etichetta: Valery Records / Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. Up To U
02. My Shelter
03. Shadows
04. Back To Life
05. Inner Words
06. Burnin’ Fever
07. No More Answers
08. Black Stone
09. Texas Queen
10. Away
11. In The Rain
12. Just a Song

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