Nervosa – Recensione: Downfall Of Mankind

Dopo anni di lavoro, contrassegnati da tour incessanti, interviste a profusione e tanta voglia di sfondare si può ormai dire che le Nervosa si siano guadagnate un posto al sole tra le band di ultima generazione che suonano thrash con i piedi ben piantati nella storia del genere. Di sicuro molto di questo successo lo si deve alla personalità carismatica di Fernanda Lira, che oltre ad una voce perfetta per lo stile a cavallo tra thrash e death che la band propone, è senza dubbio una delle artiste più simpatiche e genuinamente passionali che si possano incontrare nella scena attuale.

Altrettanto indubbiamente non ci troviamo di fronte ad una formazione dalle qualità compositive spettacolari, ed anche questo nuovo “Downfall Of Mankind”, pur spostando il tiro in modo chiaro verso il death metal e mostrando un passo avanti nella realizzazione puramente formale, soprattutto nella ottima resa della produzione, rimane un lavoro che si può tranquillamente definire alquanto generico nella struttura basilare delle canzoni.

È comunque difficile non tifare per loro perché hanno la capacità non comune di trasmettere tutta la esaltazione nel suonare un certo tipo di metal, che sia o meno di moda, che sia o meno cool… e in certi casi l’attitudine conta tanto quanto le doti strettamente musicali. Se poi andiamo ad analizzare le singole canzoni, troviamo comunque brani convenzionali quanto vi pare, ma di ottimo impatto, che vanno a pescare dalla tradizione del violento thrash carioca, con più di un riferimento allo stile dei vecchi Sepultura, ma che non mancano di evidenziare l’influenza di band che dell’estremismo sonoro hanno fatto un manifesto come Razor, Sodom o Nuclear Assault.

Horrordome” e “Never Forgive, Never Repeat” sono un esempio di quanto appena detto: riffing ossessivo, ritmica incalzante, zero melodia e vocals brutalissime. “Bleeding” ha invece un timbro molto death metal oriented, tanto classico nel riff d’apertura, quanto efficace nel cambio di tempo e nella corposa linea di basso. “… And Justice For Whom?” porta alla luce la sempre manifesta influenza del thrash mittel-europeo, ma anche qui l’inserimento di parti ritmiche più accostabili al death metal e l’uso bestiale delle vocals, trasforma l’insieme in qualcosa di davvero brutale.

È questo probabilmente il lato più interessante della proposta musicale della band, ovvero il creare un ibrido tra thrash e death che non cade mai completamente da una parte o dall’altra, fornendo così una miscela dalla grande immediatezza e facilmente accostabile alla tradizione, ma che non è comunque una mera scopiazzatura di una qualche band del passato. In “Kill The Silence” c’è ad esempio un chiaro riferimento ai citati Sepultura, ma anche un pizzico di Slayer e un poco di death metal americano… mentre una classica riot song come “Raise Your Fist!”, mette in luce anche quel lato puramente hardcore che in una proposta di tale fattura non può mancare.

Non smuoveranno nulla nella storia della musica, ma per tanti fan sfegatati del genere sono comunque diventate un punto di riferimento per la determinazione che ci mettono, l’umiltà dimostrata e la totale adesione alla causa. Un credito quindi meritato che auguriamo loro di coltivare al meglio negli anni a venire.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Intro 02. Horrordome 03. Never Forget, Never Repeat 04. Enslave 05. Bleeding 06. ... And Justice For Whom? 07. Vultures 08. Kill The Silence 09. No Mercy 10. Raise Your Fist! 11. Fear, Violence And Massacre 12. Conflict 13. Cultura Do Estupro 14. Selfish Battle (bonus track)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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