Nemesea – Recensione: White Flag

Sono disperati, ma a volte rivelano le unghie.

I Nemesea non sono di certo un nome rilevante nel genere symphonic metal. Come gran parte dei gruppi facenti parte del genere, non c’è praticamente niente di sinfonico nel loro sound: al contrario, dal secondo album in poi, lasciarono perdere le sonorità metal del debutto “Mana” prese a piene mani dai Within Temptation e dai Tristania per darsi al dance pop più sfrenato con “In Control” tirando fuori un ibrido talmente easy listening e semplice da sembrare quasi banale. La formula non funzionò un granché, quindi tentarono di stabilire una specie di maturità artistica spostandosi verso un tipo di pop metal con tastiere e partiture semplici e orecchiabili come i loro connazionali Delain, ma non era esattamente qualcosa in grado di far saltare dalla sedia, a parte qualche singolo azzeccato (inutile citare “Afterlife”) Paradossalmente, la voce di Manda Ophius era il punto debole del gruppo, poiché era tutte urla sbizzarrine nel tentativo di voler sembrare “soul” a tutti i costi: la nuova cantante Sanne Mieloo si è unita a loro tre anni fa, registrando un paio di brani usciti come singoli (di cui uno che appare anche in questo album) per dare sfoggio della propria voce nell’ultima formazione. Oltre a lei, vari membri si sono succeduti, tra cui l’altrettanto recente tastierista Mathijs van Til.

Nonostante le critiche che si possano leggere nel paragrafo precedente, alla fine il nuovo disco del gruppo, “White Flag“, ha un suo perché. Musicalmente, l’album include qualche novità abbastanza “strana” nel songwriting: l’opener “The Storm” si basa su un singolo drone dall’effetto psichedelico per gran parte della sua durata, la prima strofa inizia con velocissimi battiti di snare che coprono perfino tutto il resto, e la canzone termina con un alzamento di tono nel ritornello che dura a malapena venti secondi, mentre le ritmiche hardcore nelle strofe di “Fools Gold” sono una rarità nel genere.Kids With Guns” è una possibile smash hit con rombanti slide e alcune stravaganze vocali (incluso il coro infantile che entra in campo dal terzo bridge), la title track ha un ritornello che esplode con armonie sospese, e due tracce, non casualmente dei lenti quieti e riflessivi, sono senza percussioni (“Lions” e “Let This Be All“). I momenti più “normali” del disco si trovano nelle dolci ballate “Sarah” e “Heavyweight Champion, nel riempitivo dal sapore metalcore “Ratata” e nell’aggressiva sfuriata punk di “Nothing Like Me“.

“The Quiet Resistance” e “Uprise” erano lavori abbastanza standard e monotoni, ma “White Flag” ha qualche asso nella manica che fa sorgere qualche domanda: che Sanne Mieloo, nonostante le fattezze fisiche stranamente simili a quelle di Tarja Turunen e una voce non eccezionale ma più sopportabile di Manda, abbia spinto il resto del gruppo ad osare di più nella scrittura delle canzoni? Vuoi per un motivo, vuoi per un altro, l’album è una raffica di melodie orecchiabili con pochi cali: alcune canzoni sembrano incomplete (“The Storm“, “Dance in the Fire“, che nel giro di due anni dalla sua iniziale pubblicazione non è stata modificata), altre sono efficaci, ma la presenza di quattro ballate sentimentali una dietro l’altra potrebbe far pensare ad un calo. Sicuramente quattordici tracce sono troppe, ma togliendo i punti deboli, “White Flag” è un disco fresco, ispirato, eccentrico e decisamente uno dei migliori che i Nemesea abbiano mai fatto, se non il migliore.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Storm 02. Kids with Guns 03. White Flag 04. Sarah 05. Don't Tell Me Your Name 06. Fools Gold 07. Ratata 08. Nothing Like Me 09. Lions 10. Heavyweight Champion 11. Rise 12. Let This Be All 13. Sayonara 14. Dance in the Fire
Sito Web: https://www.facebook.com/nemeseaofficial/

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