Winterhorde – Recensione: Nebula

‘Nebula’ è l’opera prima dei melodic blacksters Winterhorde, six-piece israeliano. La band guarda molto ai connazionali Melechesch nel suo bagaglio espressivo, sebbene preferisca delle composizioni più lineari con il focus sull’emozionalità piuttosto che sulle ricercatezze tecniche.

Naturalmente non mancano tutti quegli elementi sinfonici e dal sapore gotico tesi a rendere la proposta ancora più affascinante, con richiami al black “mediterraneo” dei Rotting Christ e dei primi Moonspell.

I pezzi non brillano forse di un’originalità fuori dal comune, ma nonostante il sentiero sia già battuto, i Winterhorde inanellano una serie di brani intensi e teatrali, come appare subito evidente da ‘The Fall Of Angelic Dominion’, song iniziale che succede a una intro atmosferica, una traccia che bilancia molto bene le accelerazioni tipiche del black a ritrovati sinfonici e folcloristici.

Uno stile che rimane ben saldo per il resto dell’album regalandoci ottimi episodi quali ‘Hate Parade’, ‘An Ode To Man’ (pregiata da una sognante parte di violoncello) e ancora ‘War Of One’, una canzone sostenuta e veloce, ma sempre irrorata da una forte dose di melodia.

‘Nebula’ non aggiunge nulla al panorama estremo ma non fallisce l’obbiettivo di regalare una serie di brani affascinanti e pregni di emozione. Un ascolto suggerito senza indugi a chi segue il genere e in particolare le band sopraccitate.

Voto recensore
7
Etichetta: Burning Star / Masterpiece

Anno: 2006

Tracklist:

01.Nebula: The Ultimate Redemption (Prologue)
02.The Fall Of Angelic Dominion
03.The Earth Is An Altar
04.Propaganda (Intermezzo)
05.Hate Parade
06.I Am Sin
07.An Ode To Man
08.Snowfall
09.Post Apocalypse Morning (Epilogue)
10.War Of One


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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Nebula: Live Report della data di Zingonia (BG)

Serata all’insegna dello stoner e del rock in quel di Zingonia, con tre gruppi capaci di catturare l’attenzione del pubblico.

Aprono i locali Five Wheel Drive, autori di un convincente rock stonato, grezzo ed efficace, con pezzi ben costruiti e ben suonati. Formazione a cinque che crea un bel muro di suono, e un cantante capace di tenere ottimamente il palco .

E’ poi la volta degli inglesi Winnebago Deal, vera sorpresa della serata. Si presentano sul palco con formazione a due, batteria e chitarra/voce. Dopo il sound corposo dei 5WD all’inizio il suono appare scarno e ‘vuoto’, ma i due ci mettono del loro per infiammare il pubblico, con un concerto fatto di attitudine al 100%. Subito si segnala il batterista per il suo modo ridicolo di suonare: uno spilungone seduto su uno sgabello bassissimo, con le ginocchia che gli arrivavano quasi all’altezza delle spalle, il rullante in mezzo alle gambe e le braccia piegatissime perché aveva la batteria appiccicata addosso. Nome in codice ‘Pippo’. L’altro invece ricordava il Cobain più incazzato, con sguardo ipnotico, movenze nervosissime e chitarra massacrata. Tutto questo da cornice a una musica diretta, efficace, sparata in faccia al pubblico con una schiettezza invidiabile, e comunque molto ben suonata. Da tenere d’occhio.

Arriva infine il momento dei Nebula, e anche loro quanto ad impatto sul palco non scherzano: il cantante/chitarrista è una specie di copia macilenta di Dave Wyndorf, il batterista è un nerboruto biker con baffoni alla lemmy, mentre il bassista è un nero con pettinatura, basette e baffi anni ’70 preso in prestito da Starsky e Hutch. Ma ancora una volta è la musica a parlare, e i Nebula dimostrano di essere un gruppo capace di dare il meglio sul palco. Suono compatto, perfetta amalgama tra i tre per creare riff granitici e musica di impatto, e una attitudine psichedelica molto meno trattenuta rispetto ai lavori da studio, che li porta a fughe lisergiche decisamente coinvolgenti, sapientemente alternate a pezzi più diretti e melodici alla Fu Manchu. Presentano un set che pesca un po’ da tutta la loro discografia, con vari estratti dall’ultimo ‘Atomic Ritual’, oltre a una notevole cover di ‘Dazed And Confused’, grezza e distorta. Il pubblico, non numerosissimo, è però molto motivato e, se i fan sfegatati si scatenano su ogni pezzo, anche i semplici curiosi si ritrovano rapiti e ipnotizzati dal ritmo indiavolato del terzetto.

Una serata molto positiva dunque, con tre ore di rock grezzo e potente, e per una volta godibile dall’inizio alla fine, con tutti i gruppi all’altezza della situazione.

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