Nazareth – Recensione: Tattooed On My Brain

Cambiare cantante dopo 45 anni di attività non è esattamente una di quelle cose che può passare sotto traccia, soprattutto se il frontman in questione ha l’unicità e il carisma di Dan McCafferty, voce tanto caratteristica quanto assolutamente insostituibile della leggenda scozzese del rock Nazareth. Non staremo quindi nemmeno ad imbastire un possibile paragone tra lui e il suo, pur degnissimo, sostituto Carl Sentance… per alcuni la carriera della band si è chiusa con l’uscita forzata per motivi di salute del mitico Dan e in un certo senso non è facile dargli torto.

Detto ciò, “Tattooed On My Brain” è comunque un buon esempio di rock carico di energia e passione, perfettamente in linea con la tradizione della band e in altrettanto riscontrabile continuità con la piega che lo stile dei Nazareth stava già prendendo nelle ultime uscite con il citato McCafferty ancora in sella. Se infatti l’anima più hard non è forse così evidente come anni addietro, il suono del gruppo rimane sempre fortemente ancorato al rock più sanguigno e, anche se la produzione leviga di qui e smussa di là, l’anima della garage band, figlia del blues più bastardo e nata per suonare in scantinati fumosi e lerci si sente eccome.

Sfido qualsiasi formazione di ragazzoti sbarbati, appena usciti da una qualificata scuola di musica, a suonare una canzone come “State Of Emergency” con la stessa convinzione e consistenza di questi attempati signori. Gli Dei del rock hanno da sempre i loro protetti e i Nazareth sono su quella lista. Non da meno sono pure canzoni come il corposo rock blues ammodernato di “Never Dance With The Devil”, canzone solo apparentemente semplice, ma invece davvero particolare negli accostamenti di suoni e nell’uso sapiente delle armonie, oppure l’hard boogie di “Pole To Pole”, capace di dare una bella lucidata ad un mood che tutti abbiamo nelle orecchie da che abbiamo memoria.

Certo dopo 23 album in studio e cinquant’anni di attività non vengo qui a raccontarvi che questo album sia una pietra miliare o un’uscita che può aggiungere chissà cosa ad una carriera tanto lunga, ma se vi siete fatti l’idea che ormai questi siano bolliti e che in fondo se n’è andato pure il cantate originale quindi… (alla fine della formazione storica rimane in effetti il solo Pete Agnew), vi consiglio in ogni caso di dare un paio di ascolti a “Tattooed On My Brain”, perché se amate il rock e sapete ascoltarlo con il cuore, qualche brividino lungo la schiena sono certo che lo sentirete.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Never Dance With The Devil 02. Tattooed On My Brain 03. State Of Emergency 04. Rubik’s Romance 05. Pole To Pole 06. Push 07. The Secret Is Out 08. Don’t Throw Your Love Away 08. Crazy Molly 09. Silent Symphony 10. What Goes Around 11. Change 12. You Call Me

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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