Nazareth – Recensione: Surviving The Law

Perfino alla Frontiers sembrano avere qualche problema (“it’s difficult to sum up”) quando si tratta di presentare una band che nel 2018 ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario, che ha pubblicato venticinque album in studio e che tra lavoro di registrazione e tour mondiali non ha praticamente conosciuto dei significativi periodi di pausa. Autori di album memorabili come “Razamanaz”, “Loud ‘N’ Proud”, “Rampant” e “Hair of the Dog”, i Nazareth sono fronteggiati oggi da Carl Sentance (Persian Risk, Don Airey), che a partire dallo scorso album ha sostituito per motivi di salute il cantante originale Dan McCafferty ed inaugurato – così facendo – una sorta di nuovo corso per la longeva formazione scozzese. Disponibile anche in vinile e musicassetta, un’opzione multiformato che costituisce quasi un atto dovuto nei confronti di un percorso artistico così lungo, “Surviving The Law” è però soprattutto un album di sano hard rock, elettrico e pesante, al punto che il riffing della traccia d’apertura “Strange Days” mi ha ricordato i memorabili intrecci di “Murder” dei Katatonia. Tralasciando altri rimandi troppo azzardati (come ad esempio la capacità di fare molto senza complicare troppo le cose, alla Manowar), l’efficacia con la quale i Nazareth comunicano il loro stile e la loro personalità è uno di quei segreti che solamente i grandi conoscono.

In un disco nel quale il basso di Pete Agnew sembra trascinare tutto verso il basso (“Mind Bomb” lo fa con un giro sinistro alla Ghost che ti si ficca subito in testa), l’impostazione vocale di Sentance è perfetta per tenere “Surviving The Law” in bilico tra classic (“You Gotta Pass It Around” ondeggia) e moderno (“Runaway” pesta), tra uno stile che non può prescindere dal suo mezzo secolo d’età (“Better Leave It Out” e “Let The Whisky Flow” rifiatano) ma che allo stesso tempo continua a guardare al futuro con la curiosità, la grinta e la freschezza di un gruppo di ragazzini (“Sweet Kiss” festeggia). Quella stessa freschezza che ritroviamo, del resto, in una copertina che definire bella o evocativa sarebbe una concessione eccessiva, quasi ai limiti del disonesto: se probabilmente nessuno comprerebbe “Surviving The Law” per l’impatto da Windows Paint della sua cover, c’è qualcosa di tirato via, ma ad arte che sposta subito l’attenzione sull’essenza del disco, sulle sue note e sul quel fuoco che continua a bruciare a dispetto del tempo che passa. Una noncuranza moderna e calcolata, si direbbe, perché dopo tutto oggi basta un giro sulla giostra dello streaming per farsi una prima idea… mentre io compravo i miei primi dischi heavy-metal a Rimini solamente se in copertina trovavo un titillante mix di asce insanguinate, draghi volanti e donne nude.

Con un coraggio ed una sfrontatezza che divertono (“Falling In Love”) e probabilmente costituiscono l’ingrediente principale del loro elisir di lunga vita, i Nazareth mettono alla prova la bontà della formula con una tracklist lunga ed articolata, che nell’arco di ben quattordici tracce suona moderna ma senza esporsi alle insidie del modernismo, personale ma senza scadere nell’autoreferenzialità, orgogliosa delle proprie radici sessantottine (“You Made Me”) ma senza che la consapevolezza diventi una zavorra, né un limite noioso alla propria immaginazione. Pur senza ignorare il rispettabile peso della sua storia, “Surviving The Law” si mostra leggero nell’attitudine e pesante nei suoni (“Ciggies And Booze”), piacevolmente slegato da un trascurabile resto, condividendo con l’ascoltatore un senso di libertà che ossigena, un inscalfibile gusto per il rock più energico (“Psycho Skies” è semplice e adorabile), un’attitudine ribelle composta e trasversale che può fare arrivare dischi come questi ad orecchie timide e improbabili. Questo è il classico disco di testa agile e passo ancora spedito che mangia il tempo con la voracità di un teenager e per piacere non ha bisogno di nulla, perché tutto è già dentro nella busta, accuratamente selezionato e perfettamente miscelato: aggiungere un po’ di elettricità, spolverare di sudore a piacere e servire caldo.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Strange Days 02. You Gotta Pass It Around 03. Runaway 04. Better Leave It Out 05. Mind Bomb 06. Sweet Kiss 07. Falling In Love 08. Waiting For The World To End 09. Let The Whisky Flow 10. Sinner 11. Ciggies And Booze 12. Psycho Skies 13. Love Breaks 14. You Made Me
Sito Web: nazarethdirect.co.uk

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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