Natural Born Machine – Recensione: Human

Il progetto Natural Born Machine ha origini italiane ma si avvale della presenza di David Readman, frontman dei Pink Cream 69 e recentemente apprezzato su queste pagine con i Voodoo Circle, per dare alla sua presentazione un tocco più personale e riconoscibile: registrato e mixato a Treviso, una delle roccaforti dello spritz, “Human” segna il debutto di una band che annovera tra le sue fila musicisti esperti come Alberto Rigoni al basso (BAD As, The Italians, Lady & THE BASS, Natural Born Machine, Bassist Alliance Project, Vivaldi Metal Project, TwinSpirits più sette album all’attivo come solista), Alessio Tricarico alla chitarra (BAD As) e Denis Novello alle pelli (Ardityon). E’ un suono caldo ed avvolgente, quello di questa nuova realtà, caratterizzato in modo spiccato dalla bella voce di Readman e dalla costante incisività delle frequenze più basse. Il cantante inglese ha una grande presenza scenica, non facile da intercettare alle nostre mediterranee latitudini, ed il suo stile esteso ed al tempo stesso graffiante è perfetto per raccontare l’hard rock a kilometri zero & cantato in inglese, come ce lo facciamo in casa.

Sintesi moderna di elementi classici, heavy (“Monster”) ed altri ancora vagamente blueseggianti, “Human” è un album che – pur caratterizzando il debutto di una formazione, per quanto composta da professionisti navigati – dimostra solidità e le radici tipiche di chi nella vita ha suonato tanto, sempre, e ancora. Mai schiavo di strutture troppo rigide o timorate, il disco propone un rock agile, ruvido ed al tempo stesso vario ed orecchiabile, mai troppo accomodante anche grazie alla presenza di ritmi ora pesanti (“Machine”) ora veloci (“Won’t Be Friends”). La miscela è assolutamente contemporanea, e per una volta non si ha l’avvilente sensazione – spesso dovuta ad un atavico quanto ingiustificato preconcetto – dell’ennesimo disco italiano in ritardo, perché, mentre noi ci prepariamo a copiare, gli altri hanno già fatto un passo avanti. La band di origine veneta riesce a sintetizzare tutte le sue anime in un insieme vario pur senza apparire variopinto, eterogeneo pur senza dare l’impressione di un improbabile patchwork, che unisce vecchio e nuovo come in un ideale percorso attraverso Alice In Chains, Alter Bridge, Black Sabbath, Dio, Iron Maiden e Whitesnake. Il filo che unisce tutte e dieci le tracce è sempre presente nell’impostazione delle linee melodiche, nelle scelte dei cori, nella sana centralità delle chitarre, nei tempi tra le strutture che si prendono sempre quell’attimo in più per crescere senza fretta (“Beast In The Dark”). E’ una bella attitudine quella che traspare da questi elementi, perché racconta di un disco in controllo nel quale sono la musica ed i suoi slanci – e non le aspirazioni dei singoli – ad essere protagonisti. E così il disco suona internazionale non perché suonato in modo da imitare le uscite di altri Paesi, ma perché portatore di una identità sufficientemente chiara e forte da poter essere apprezzata al di là della sua collocazione geografica. Non vi sono scelte forzate né deviazioni gratuite, e se anche così facendo aumenta il rischio di un pizzico di ripetitività nel finale, la scelta sembra corretta per un gruppo che si affaccia sul mercato e deve far capire chiaramente cosa vuole suonare e come intende farlo.

Quasi interamente privo di episodi lenti, focalizzato sulle sue energie dall’inizio alla fine, l’album composto da Alberto Rigoni non conosce cali di tensione ed intrattiene per quaranta minuti abbondanti grazie ad un bel mix di gusti rock nel quale trova posto anche “Stone Man”, una ballad semiacustica di atmosfera ed intensità palpabili, compromessa solo in parte dai sibili taglienti delle sue esse. Nonostante i suoi particolarmente cupi ed ovattati non gli rendano del tutto giustizia, “Human” riesce a suonare brillante per la facilità con la quale le sue tracce si alternano, per la maturità dei suoi arrangiamenti, per una ritmica mai scontata alla quale il drumming appassionato – e un po’ grunge – di Denis Novello contribuisce in maniera determinante. Al pari di molte interessanti band della rustica Grecia, il debutto dei Natural Born Machine è un album ferroso e di assoluta sostanza, dotato di buona personalità e meritevole di un seguito che ne sviluppi ulteriormente il notevole potenziale.

Etichetta: Pride & Joy Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Moonchild 02. Machine 03. Won’t Be Friends 04. Monster 05. Reborn 06. A New Future 07. Beast In The Dark 08. Reflecting My Day 09. Stone Man 10. Rise
Sito Web: naturalbornmachine.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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