– Recensione: Nativity In Black II

Solitamente un tributo ai Black Sabbath lo si sarebbe potuto presupporre in ogni album stoner poco originale, di quelli, insomma, che ti fanno sempre e comunque rimpiangere i Kyuss. In questo caso, non solo ci si trova di fronte ad un tributo meritevole di attenzione, ma dai contenuti a volte davvero sorprendenti. Il cast di ‘Nativity In Black II’ è di tutto rispetto, popolato di insospettabili band alle prese con il repertorio degli inglesi. Sebbene alcuni non disdegnino di non avventurarsi in sonorità fuorvianti rispetto ai padri ispiratori, l’esempio di ‘Behind The Wall Of Sleep’ degli Static X è un input notevole a livello di personalizzazione, così come ‘Never Say Die’ ad opera dei Megadeth risulta essere una soluzione ben più interessante di un qualsiasi brano di ‘Risk’. Lo stravolgimento operato dai System Of A Down di ‘Snowblind’ pone nuove frontiere al songwriting di Tony Iommi, mentre la prova dei Pantera al servizio di ‘Electric Funeral’ passa quasi inosservata. I Primus offrono una ‘N.I.B.’ con le vocals di Ozzy ed un Claypool stellare: il classico Sabbath ed il profano violento cerebrale impatto di un basso impazzito dal risultato imperdibile. Gli Slayer macinano e triturano come non mai una ‘Hand Of Doom’ che è ancora più inquietante dell’originale. Coraggiosa, eufemicamente parlando, è la ‘Sabbra Cadabra’ degli Hed(pe), sicuramente una delle tracce che farà più discutere: i Black Sabbath capitano sotto tiro ad un dj e ne succedono di tutti i colori! I Monster Magnet, manco a dirlo, sono il gruppo più a loro agio in questo territorio ed ogni commento sulla versione di ‘Into The Void’ è superfluo… Sottotono la prova dei Soulfly, che hardcorizzano all’esasperazione ‘ Under The Sun’, mentre brilla di originalità lo stupro effettuato ad ‘Iron Man’ da parte di Busta Rhymes, complice zio Ozzy, posto in chiusura della compilation tanto per ribadire che Puff Daddy e Jimmy Page siano dilettanti nel campo. In definitiva, un’ottima occasione non tanto per conoscere il repertorio del Sabba Nero, ma per apprezzare le varie occasioni che questo offre all’allargamento dei confini musicali, insomma, una vera testimonianza di come il monicker Black Sabbath sia stato riduttivamente associato come ispiratore della sola scena stoner. Mai affermazione fu meno veritiera. Mai tribute album fu più coraggioso.

Voto recensore
7
Etichetta: Priority Records

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: GODSMACK (Sweet Leaf) / MACHINE HEAD (Hole In The Sky) / STATIC X (Behind The Wall OF Sleep) / MEGADETH (Never Say Die) / SYSTEM OF A DOWN (Snowblind) / PANTERA (Electric Funeral) / PRIMUS WITH OZZY (N.I.B.) / SLAYER (Hands Of Doom) / SOULFLY (Under The Sun) / HED(PE) (Sabbra Cadabra) / MONSTER MAGNET (Into The Void) / BUSTA RHYMES (Iron Man)


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