Narrenschiff – Recensione: Of Trees And Demons

“Of Trees And Demons”: quel che si dice un esordio “con le palle”, se ci passate il termine. I Narrenschiff sono tre marchigiani con una passione manifesta per certi figuri che odorano di cannabis come Orange Goblin, Kyuss, Electric Wizard, Ufomammut, Sleep, Queens Of The Stone Age ma anche Black Sabbath e (perchè no?) Saint Vitus. Fin qui tutto normale, non fosse che i nostri elaborano le proprie influenze con gusto e personalità, non limitandosi a un semplice lavoro di citazione ai propri ispiratori (cosa che spesso capita a chi esordisce e sulla quale si può pure chiudere un occhio quando il lavoro è ben fatto), ma con un platter che mette in luce l’estetica e la ricercatezza di ogni singolo brano.

Ciascun solco di questo album è un viaggio nel deserto, il trionfo di una psichedelia che arriva direttamente dagli anni’70 e di un lisergico stoner che si snoda tra ritmiche mantriche e ritualiste. I nostri non solo si cimentano in melodie portanti gustose e di presa ma spesso abbandonano la forma canzone consueta per prodigarsi in lunghi stacchi psych/doom dove si evince un certo gusto per l’improvvisazione, fatta con logica e capace di creare un sensibile effetto sorpresa.

“Ocean” apre le danze con il suo incedere severo e subito sale sugli scudi la voce potente del cantante/bassista Riccardo Pancotti, che divide le sorti del brano insieme alla chitarra distorta e penetrante di Mattia Bozzatti e alla batteria muscolare ma davvero fantasiosa di Gerson De Oliveira, che spesso si diverte ad arricchire i brani con percussioni nervose e fuorvianti. “Atomic Axilla, Robot Godzilla” avanza monolitico tra chitarre roboanti e un drumming “grasso” (un po’ come un mostro di gomma di un B-movie giapponese degli anni’50) mentre la voce di Riccardo si prodiga in un refrain accattivante che attenzione, potreste ritrovarvi pericolosamente a canticchiare durante le vostre attività quotidiane.

Suoni sfumati e una registrazione con alcuni effetti eco e riverberi donano poi al tutto una sorta di impronta vintage che nel contesto funziona benissimo, rendendo il lavoro ancora più fumoso ed onirico. E’ questo che rende episodi come la soffocante e ricorsiva “Desert”, oppure “Event Horizon” (pregiata dall’intervento del digderidoo del guest Francesco Lilli), ottimi esempi di genere, climax di una serie di brani di lisergico stoner rock suonato semplicemente nel migliore dei modi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Red Sound Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Ocean
02. Atomic Axilla, Robot Godzilla
03. Suzy
04. Trees And Demons
05. Desert
06. 57
07. Event Horizon


Sito Web: https://www.facebook.com/narrenschiffofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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