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Nargaroth – Recensione: Era Of Threnody

Dei Nargaroth è stato detto tutto e il contrario di tutto. La one-man band tedesca ha diviso gli appassionati della scena tra sostenitori che ne esaltano le capacità evolutive e detrattori che li accusano di essere fin troppo spinti dalle tendenze del momento e di saccheggiare le idee altrui.

Ecco, in questo senso il nuovo “Era Of Threnody” potrebbe stupirvi, sebbene non vi farà cambiare radicalmente idea se appartenete alla secondo categoria. Settimo album in carriera ( se consideriamo il precedente “Spectral Visions Of Mental Warfare” del 2011 come una collaborazione con parte degli svizzeri Nycths), “Era Of Threnody” racchiude sonorità per lo più inedite per Ash/Kanwulf, che vuole, se non sperimentare, mettere sul piatto delle idee personali.

Un peso potrebbe averlo avuto l’esperienza in America Latina (racchiusa nel live “Black Metal Manda Hijos De Puta” del 2012), quindi non sorprendiamoci per l’abbondante uso degli arpeggi di chitarra (flamenco? No, ma il dubbio viene) o per una sensuale voce femminile che recita in lingua spagnola in “Epicedium To A Broken Dream”. L’album è giocato sui tempi medi, su numerosi innesti melodici che spezzano la ricorsività dei brani e pur non essendoci soluzioni nuove in senso assoluto, Ash pare avere le idee molto chiare e costruisce delle canzoni semplicemente ben fatte, emozionali e coinvolgenti.

Una produzione (finalmente!) all’altezza e una certa matrice shoegaze che negli ultimi tempi sembra essere imprescindibile per l’evoluzione del genere, sono i primi elementi che si colgono nell’opener “Dawn Of Epiphany”, brano irrorato da molta melodia con tanto di ritrovati sinfonici e voci operistiche che si mischiano a un più comune ma dannatamente ben fatto black metal dai tratti epici.

“Era Of Threnody” prosegue come un album che punta molto sul riscontro emozionale attraverso brani dal minutaggio medio-lungo con aperture melodiche ariose, dall’impatto drammatico e interpretate da Ash con intensità e partecipazione. Spiccano “Conjunction Underneath The Alpha Weel”, la gemma epica “The Agony Of A Dying Phoenix” e “My Eternal Grief, Anguish Neverending”, che presenta sovrapposizioni vocali, spettrali momenti ambient finalmente liberi dai mentori Burzum e un finale acustico e di voce pulita di un romantico che non ti aspetteresti.

Spazio anche a parentesi sui generis con due pezzi ben più snelli e, termie da prendere con le pinze, “accattivanti” come “Love Is A Dog From Hell” e “TXFO”, dove si avverte una vena black’n’roll e influenze che arrivano dal metal classico.

Il bello è che l’underground da cui arrivano i Nargaroth non è messo in discussione, perchè qui è esplorato in tutto il suo ampio spettro di libertà espressiva. A noi “Era Of Threnody” piace anche per questo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Inter Arma Productions

Anno: 2017

Tracklist: 01. Dawn Of Epiphany 02. Whither Goest Thou 03. Conjunction Underneath The Alpha Weel 04. …As Orphans Drifting In A Desert Night 05. The Agony Of A Dying Phoenix 06. Epicedium To A Broken Dream 07. Love Is A Dog From Hell 08. Era Of Threnody 09. TXFO 10. My Eternal Grief, Anguish Neverending
Sito Web: http://www.nargaroth.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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