Myrath – Recensione: Shehili

Con il precedente “Legacy” i Myrath avevano compiuto il classico “salto” in termini di qualità e vendite; dopo tre lavori molto interessanti ma che non li avevano aiutati ad emergere dall’underground power metal a connotazione progressiva la svolta era arrivato al maggior airplay portato dal contratto con earMusic e un azzaccatissimo tour di supporto ai Symphony X.

I franco-tunisini hanno infatti da allora ampliato il proprio stile aggiungendo una fondamentale componente hard rock che ritroviamo principalmente in ritornelli di altissima presa (senza peraltro accantonare la tipicità del proprio sound che oltre alla componente metal è fatto di ambientazioni orientaleggianti che strizzano l’occhio alla world music); “Shehili” si muove sulle stesse coordinate e dopo il primo tour europeo da headliner cercherà di cementare la posizione dei nostri nel panorama metal, con buone probabilità di successo.

“Born To Survive” è un mid tempo scelto per aprire l’album dopo una intro rappresentata da un canto arabo e melodie cinematografiche; in generale i pezzi di “Shehili” sono più corti e diretti anche se i Myrath rimangono dei maestri a giostrare le melodie per ottenere la massima resa; “You’ve Lost Yourself” ad esempio accelera il passo guidato dalla teatrale voce di Zaher Zorgati che in questo pezzo ci ha ricordato il miglior Steve Perry.

Difficile far meglio di un album perfettamente a fuoco come “Legacy” e infatti pur essendo formalmente inattaccabile il nuovo arrivato si piazza un gradino sotto al suo predecessore nonostante un immenso sforzo produttivo equamente distribuito tra Germania, Tunisia e Francia; “Dance” è ad esempio proprio un pezzo che rappresenta la continuità con quanto fatto in passato compreso il bell’assolo di chitarra di Malek Ben Arbia e non a caso è stato scelto come singolo dato che richiama proprio la loro canzone di maggior successo, “Believer”!

“No Holding Back”, pezzo già presentato in sede live l’anno passato, è l’apice del disco per il modo in cui tutte le caratteristiche compositive dei Myrath trovano il giusto incastro mentre “Stardust” ricorda la new wave moderna del Yanni di metà anni ‘90.

“Darkness Arise”, come dice appunto il titolo,  ha un riffing oscuro e forse è proprio un po’ di pesantezza che manca ad un lavoro come “Shehili” mentre la scelta della band è stata chiaramente orientata su una maggiore armoniosità delle musiche.

A differenza di quelle band che usufruiscono della tradizione musicale orientale per spezzare trame spesso all’insegna della pesantezza metal tout court (leggasi Orphaned Land, Amaseffer, ma anche, esagerando, Nile o Melechesch) i Myrath rendono il tutto estremamente organico e senza mai perdere di vista la forma canzone e per questo gli ennesimi complimenti sono d’obbligo.

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: earMusic

Anno: 2019

Tracklist: 01. Asl (Intro) 02. Born To Survive 03. You've Lost Yourself 04. Dance 05. Wicked Dice 06. Monster In My Closet 07. Lili Twil 08. No Holding Back 09. Stardust 10. Mersal 11. Darkness Arise 12. Shehili
Sito Web: https://www.myrath.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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