My Sleeping Karma – Recensione: Moksha

“Moksha”, ovvero “affrancamento”, “elevazione”, è un termine in sanscrito che può essere considerato sinonimo di nirvana, concetto cardine delle dottrine spirituali di origine indiana. E’ proprio da questo bacino di carattere religioso che i tedeschi My Sleeping Karma traggono ispirazione per il loro percorso musicale, giunto con “Moksha” al quinto capitolo sulla lunga distanza.

I quattro musicisti (Seppi alla chitarra, Matte al basso, Steffen alla batteria e Norman alle tastiere) sono autori di un ottimo rock strumentale dai forti tratti progressive e psichedelici, debitore alle sonorità degli anni’70 ma trasposte in un contesto moderno, con brani dinamici e carichi di groove. Nonostante la continua orecchiabilità, i pezzi possiedono un alone fortemente lisergico e nell’incedere spesso ricorsivo costituiscono come un mantra, una liturgia che si snoda attraverso le esecuzioni.

Il gruppo non ricorre a chissà quali trucchi per suonare fesco e foriero di melodie affascinanti, semplicemente ogni casella è al proprio posto e l’estetica curata nei minimi particolari. Non si percepisce improvvisazione come ci si potrebbe aspettare dal genere, i brani si susseguono con logica e la scorrevolezza dell’ascolto viene prima di tutto. Le chitarre, spesso utilizzate in acustica e le tastiere (non mancano ovviamente tocchi di hammond) costruiscono una melodia portante suadente e accompagnata da una sezione ritmica rocciosa, con una batteria versatile e un basso pulsante, sempre ben udibile.

Ciascun pezzo è riferito a un precetto o a una divinità induista e a sua volta è introdotto da un interludio di varia natura, giocato sulla chitarra acustica e le percussioni. “Prithvi” è un brano severo ed elegante ma altrettanto caldo (cosa inaspettata, considerata la consueta “rigorosità” dei tedeschi!) che si snoda lungo le note del synth, mentre “Vayu”, dall’incipit dolce e malinconico, evolve in un episodio di progressive rock sostenuto e retto da una melodia portante godibilissima che invita al movimento. Il finale, affidato alle trombe e ai fiati, rende il brano ancora più dinamico. Acide e rocciose, “Akasha” e “Agni” sono le tracce più vicine allo stoner metal acido e riverberato così come lo conosciamo, mentre la titletrack stupisce per la sua versatilità. “Moksha” inizia lungo delicate note di pianoforte, poi diventa ipnotica e intrigante nelle sue linee melodiche mediorientali, recuperando dunque l’incipit in un crescendo malinconico che collima nel finale, affidato al violoncello del musicista canadese Michael Olsen, ospite per l’occasione.

Moksha” è ulteriore affermazione di come questo sound vintage, particolare e di nicchia, si stia tagliando vieppiù una fetta di pubblico, mostrando un livello qualitativo di assoluto riguardo. Speriamo che il giocattolo non si rompa troppo presto e facciamo i nostri complimenti ai My Sleeping Karma, autori di un platter davvero ben fatto.

 

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Prithvi
02. Interlude 1
03. Vayu
04. Interlude 2
05. Akasha
06. Interlude 3
07. Moksha
08. Interlude 4
09. Jalam
10. Interlude 5
11. Agni


Sito Web: http://www.mysleepingkarma.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Narayan

    Gran disco, stupendo, forse ancora meglio di Satya e Tri che giá erano su ottimi livelli

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