Ajattara – Recensione: Murhat

Signore e Signori, benvenuti in Finlandia, la patria del dark metal. Alcuni anni fa, un pugno di band della nazione più metallara d’Europa decise che era giunta l’ora di offrire al pubblico qualcosa di diverso e così, prendendo spunto dall’approccio estremo del black e del death, dalla delicatezza del gothic e dalle modernità che arrivavano dagli States, creò un genere interessante e destinato a una lunga vita. Pure troppo, se consideriamo che ogni trend prima o poi mostra qualche cedimento strutturale. E ormai, questo ibrido che viene dal freddo sembra aver dato il meglio e al giorno d’oggi gli ensemble che lo rappresentano bazzicano con relativa tranquillità i suoi standard senza suscitare nessuna sorpresa. Nemmeno gli Ajattara dell’ex-Amorphis Pasi Koskinen (alias Ruoja) sfuggono a tale decadenza, benché il six-piece di Helsinki vanti ormai una carriera più che decennale. Il nuovo album “Murhat” (ossia “assassini”) ha dalla sua la grande competenza di un gruppo che inanella una serie di tracce inappuntabili da un punto di vista tecnico, gradevoli ma non troppo incisive. Il buon compito prevede ancora il recupero della matrice melodic black degli esordi riveduta però in un’ottica contemporanea fatta di parentesi atmosferiche e sonorità di stampo metalcore (ma quanto sono grasse queste chitarre?) e di conseguenza una manciata di canzoni snelle, veloci, talvolta con un refrain orecchiabile. Il tutto è ovviamente molto ben confezionato ma l’ascolto scorre privo di sussulti. Una sufficienza risicata (in forza dell’ottimo bagaglio esecutivo e della eccellente produzione) alla quale potrete togliere o aggiungere mezzo punto a seconda di quanto il genere faccia per voi.

Voto recensore
6
Etichetta: Osasto-A

Anno: 2011

Tracklist:

01. Kunnes Taivas Meidät Erottaa
02. Ihmisen Luku
03. H.A.I.
04. Aura
05. Sokea Liha
06. Routalempi
07. Murheiden Kilta
08. Apilas
09. Veljet


Sito Web: www.ajattara.fi

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Scarletlake

    Gli Ajattara mi sono sempre piaciuti perché originali, teatrali, eclettici, folli. Il loro album acustico lo adoro. Anche questo è un buon album, gli darei un bel 7. Il folk per me deve avere una base inconscia molto forte e il black metal ne deve essere l’ispirazione, perché si ha a che fare con simboli perduti, con aggressioni emotive da palesare in una traccia non troppo lunga. I pezzi degli Ajattara sono delle folgori, delle frecce appuntite così come quelle dei Finntroll, ma più ancorate al presente, più moderniste. Suggestivi.

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  2. Sara Vinter Sansipersico

    Devo dire che questa è l’unica recensione che interpreta fedelmente il mio pensiero…
    Ho ascoltato ieri più e più volte Murhat, convinta che sarebbe stato spettacolare visto il mio amore per i precedenti album.. beh, al primo ascolto, il nulla. Nessuna sensazione, nessun interesse nel volerlo ascoltare ancora… non c’è nulla di ciò che tutti gli altri album mi hanno trasmesso. Convinta di essere io il problema ho cercato recensioni e adesso mi fa piacere non essere l’unica a pensarla così 🙂

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