Motorhead – Recensione: Overkill

Overkill” è un disco leggendario; un’autentica pietra miliare, un capolavoro che ha influenzato profondamente la storia del rock, contribuendo allo sviluppo dell’allora nascente scena metal. La genesi del platter in questione ha dell’incredibile e dimostra quanto il genio musicale dei Motorhead fosse già maturo e prepotente. Dopo la pubblicazione, nel 1977, del primo album omonimo e l’organizzazione di qualche show londinese, la band fatica ad ottenere il meritato successo e accarezza l’idea di uno scioglimento. Nel 1978 la band di Mr. Kilmister ottiene, grazie ad un amico che lavora alla BBC, la possibilità di partecipare al programma televisivo musicale “Top of the Pops”, molto in voga tra gli anni ’60 – ’70. Sempre nello stesso anno Lemmy & soci firmano un nuovo contratto con la Bronze Records. L’etichetta britannica concede alla band pochissimo tempo per la realizzazione un nuovo album; I Motorhead, accettata la sfida, danno vita a “Overkill” in una sola notte. Il secondo full length della band britannica, registrato in soli due mesi nei Roundhouse Studios e Sound Development Studios, esce nel marzo del ‘79.
La release, insieme al successivo “Bomber” e “Ace Of Spades, rappresenta al meglio ciò che è e che sarà il sound dei Motorhead: un hard ‘n’ heavy selvaggio, chiassoso, dalle venature blues e dall’attitudine punk, diretto e senza fronzoli. Al timone della band il carismatico Lemmy, frontman che incarna lo spirito ribelle e anticonformista del rock, che vive sempre sul filo di lama la sua vita e racconta i suoi eccessi e i suoi alti e bassi in maniera onesta, cruda e senza peli sulla lingua.
Sulla copertina dell’album la mascotte sta per deflagrare come una bomba: l’immagine prefigura il contenuto esplosivo del disco, benché la produzione un po’ ovattata non renda giustizia al wall of sound creato dal trio inglese.

Nella titletrack omonima la doppia cassa martellante anticipa ciò che diventerà uno degli elementi fondamentali dello speed/thrash metal; il basso punk di Lemmy, insieme alla sua voce cattiva, e i riff diretti di Clarke danno vita ad uno dei brani più emblematici ed iconici dei Motorhead, insieme ad “Ace Of Spades”. “Overkill” è un “massacro sonoro”, un sovraccarico di musica che viene fuori dagli amplificatori degli strumenti sparati al massimo volume. Un pezzo nato per esplodere dal vivo grazie alla sua energia e alla sua potenza. Musica e testo inducono un’esplosiva scarica di adrenalina che pervade completamente l’ascoltatore. L’importanza e il peso di questo brano sono celebrati da Bobby “Blitz” Ellsworth, che ha scelto di chiamare Overkill la propria band, proprio in omaggio all’omonima canzone e all’iconico album, ma anche dai Metallica, da sempre grandi ammiratori dei Motorhead, che hanno coverizzato il pezzo, inserendolo nel disco “Garage Inc“.
La seconda traccia, “Stay Clean”, è meno potente del brano precedente, ma conserva la stessa attitudine sfrontata del rock e del punk; si tratta di un mid-tempo hard ‘n’ heavy, sorretto da un riff rock-blues coinvolgente e da un Clarke sugli scudi. Altro grande classico.
Seguono “(I Won’t) Pay Your Price” e “I’ll Be Your Sister”: brani più “morbidi” in cui le coordinate hard/heavy fanno da supporto al flavour blues dei riff. La quarta traccia, a detta dello stesso Lemmy, era stata pensata per la voce di Tina Turner (non è un mistero che a Mr. Kilmister piacesse scrivere musica per le donne e amasse suonare con loro).
Il quinto brano, “Capricorn”, è alquanto singolare: la batteria sembra voler riprendere l’andamento di “Overkill“, ma non è presente lo stesso feeling potente: un mood oscuro pervade il pezzo nella sua interezza. Emerge come non mai il blues; la musica della sofferenza e della malinconia accompagna egregiamente un testo in cui Lemmy parla di sé stesso e con la sua voce arrabbiata e sofferta mette a nudo l’anima, racconta la sua solitudine e le difficoltà affrontate fin da piccolo. Il bellissimo assolo di Clarke nasce in maniera del tutto casuale: il chitarrista, mentre accordava il proprio strumento, aveva iniziato ad improvvisare, ignaro del fatto che il produttore Jimmy Miller avesse lasciato l’impianto di registrazione acceso e in funzione. Brano viscerale.
No Class” è un heavy blues potente, dal riff catchy di sicura presa live; un altro pezzo riuscito e accattivante, con un ritornello che entra facilmente in testa; sullo stesso stile si muove anche “Damage Case”, altro brano coverizzato successivamente dai Metallica in “Garage Inc”.
Con “Tear Ya Down” si cambia tiro: sull’iniziale riff di basso si innesca un pezzo dalla struttura punk; la sezione ritmica dona grande groove e potenza al brano e Clarke si scatena in una serie di assoli.
Metropolis” nasce dalla mente di Lemmy dopo la visione dell’omonimo film; su una base hard rock blueseggiante dalle atmosfere spaziali, i riff di Clarke si fondono con il basso pulsante, dando vita ad atmosfere stranianti e psichedeliche.
L’ultima traccia, “Limb From Limb”, dall’iniziale incedere lento dal sapore blues, lascia spazio ad un’accelerazione hard rock molto coinvolgente; nel brano spicca un assolo di chitarra di Lemmy.

Irriverente, sfrontato, senza compromessi, schietto. Questo è “Overkill“, questi sono i Motorhead.

Etichetta: Bronze Records

Anno: 1979

Tracklist: 01. Overkill 02. Stay Clean 03. (I Won't) Pay Your Price 04. I'll Be Your Sister 05. Capricorn 06. No Class 07. Damage Case 08. Tear Ya Down 09. Metropolis 10. Limb from Limb
Sito Web: https://www.facebook.com/OfficialMotorhead/?ref=br_rs

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