Motionless In White – Recensione: Graveyard Shift

Sembra che i Motionless In White siano riusciti a trovare la chiave del successo se, arrivati al loro quarto album di studio, hanno strappato un contratto discografico a Roadrunner Records, per la quale viene pubblicato questo “Graveyard Shift”.
Il disco ha ottimi assi nella manica, ma manca di una linea precisa che dia unità e consistenza all’ensemble: il risultato è un insieme di elementi variegati che spaziano dall’industrial alle melodie poppeggianti, dall’horror punk à la Rob Zombie all’elettronica, per approdare, in certi pezzi più evidentemente che in altri, ad un metalcore accompagnato da bei riff potenti e cattivi.
Varietà, attenzione, non è qui sinonimo di scarsa qualità o mancanza di idee; semplicemente, un fil rouge che attraversasse tutti i 12 brani di questo “Graveyard Shift” avrebbe potuto forse guidare maggiormente l’ascoltatore, evitando l’impressione di una piccola confusione d’intenti.

Comunque, i Motionless In White aprono col botto e “Rats” si dimostra subito una traccia solida e nata con i geni del singolo, a partire dall’intro che più elettronico non si può, fino al ritronello super catchy da imparare a memoria fin dal primo ascolto.
“Queen For Queen” continua sulla linea industrial, ben amalgamata con parti più hard rock sicuramente appetibili, ma che non riescono a rendere il brano indimenticabile. Su tutto svetta la parte conclusiva, dove il buon Chris “Motionless” Cerulli passa ad uno screaming che è una ventata d’aria fresca nel pezzo.
Si arriva così a “Necessary Evil”, in cui “Graveyard Shift” sfoggia la collaborazione con Jonathan Davis dei Korn: l’attesa è alta e il risultato davvero apprezzabile. Il richiamo allo stile dei Korn è evidente, anche se non si raggiungono certe vette conquistate in passato dalla band del buon Davis, che porta a termine con precisione quasi scolastica il suo lavoro di guest.
“Soft” mostra quella direzione del sound dei Motionless In White che ci piace, e anche molto, e fa un po’ rimpiangere che altri brani non abbiano saputo orientarsi maggiormente su questa strada. Il pezzo è pura velocità aggressiva, con una scarica di suoni potentissimi, inframmezzati ad arte da un ritornello melodico, in puro stile core.
Se “Untouchable” fa un passo indietro verso i sentieri dell’hard rock più adolescenziale, ecco che “Not My Type Dead As Fuck 2” rivela appieno un’altra faccia dei Motionless In White che ci sarebbe piaciuto vedere (o meglio, sentire) maggiormente approfondita nel platter: siamo di fronte ad un pezzo irriverentissimo e trascinanate, dal testo talmente sfacciato da essere geniale, che ci ricorda certi exploit di Rob Zombie o Wednesday 13.
“The Ladder” rappresenta un’altra ottima quanto heavy prova della band, sulla positivissima scia della già citata “Soft”.
L’album si avvicina alla conclusione e degna di nota è senza dubbio “570”, quasi power in alcune sonorità, ma sempre dominata da un ottimo screaming e riff davvero convincenti.
Chiude “Eternally Yours”, in cui la componente gothic, decisamente negletta dai Motionless In White fino ad ora, fa finalmente un timido capolino tra le maglie di uno scatenato metalcore.

Tirando le somme, “Graveyard Shift” mostra dei momenti davvero ben confezionati e alcune piccole perle che, nel loro genere, fanno davvero la differenza all’interno del disco. Se solo tutti i pezzi avessero mantenuto la stessa caratura e tensione di tracce come “Soft” o “Not My Type Dead As Fuck 2”, i Motionless In White avrebbero davvero consegnato alle stampe il disco della vita. Il risultato è comunque molto buono e rivela una band arrivata alla propria maturità stilistica: su queste basi, i Motionless In White faranno meglio a regalarci grandi cose con la loro quinta fatica di studio.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2017

Tracklist: Tracklist - 01. Rats 02. Queen For Queen 03. Necessary Evil (Feat. Jonathan Davis) 04. Soft 05. Untouchable 06. Not My Type: Dead As F*ck 2 07. The Ladder 08. Voices 09. LOUD (F*ck It) 10. 570 11. Hourglass 12. Eternally Yours
Sito Web: http://www.motionlessinwhite.net/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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  1. andrea

    mah. a me sembra un frullato indigeribile di cose già sentite miliardi di volte. E gli ingredienti non riescono in alcun modo a fondersi in qualcosa di minimamente personale. Modaioli e basta.

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