Almah – Recensione: Motion

Già dalla cover del nuovo disco degli Almah, fredda e moderna,  avevo avuto il sentore che qualcosa fosse cambiato. Ed in effetti il progetto del cantante degli Angra, Edu Falaschi, subisce una decisa sferzata, staccando definitivamente il cordone ombelicale che lo legava alla band madre. “Motion” è l’album che nessuno si aspetterebbe dal vocalist carioca, lontano anni luce dai sinfonicismi dell’ultimo “Fragile Equality”, privo di quelle influenze delle terre brasiliane che avevano contraddistinto i precedenti capitoli della sua creatura. Il nuovo Almah propone una decina di canzoni al vetriolo in cui un irriconoscibile Falaschi si destreggia tra passaggi thrash ad altri maggiormente melodici, ma sempre e comunque rabbiosi.

Difficile dire se la scelta operata dagli Almah sia azzeccata, ma una cosa è certa: “Motion” dividerà critica e pubblico. Il disco inizia con “Hypnotized” una song tritasassi nelle ritmiche e glaciale nelle vocals, in sui si fatica quasi a distinguere il refrain. Rimasti spiazzati e basiti, il nostro ascolto prosegue con “Living And Drifting”, un pezzo di chiara matrice power americana, in cui Edu, almeno nel ritornello, prova ad adottare soluzioni maggiormente melodiche, ma il nostro sbigottimento non cessa. Finalmente con “Bullets On The Altar” si inizia a tornare su territori più consoni, grazie ad un preludio di chitarre acustiche ed una linea vocale, sì decisa, ma nello stesso tempo coinvolgente e “cantabile”. Come avete capito il nuovo lavoro degli Almah non è indirizzato principalmente ai fan degli Angra, ma cerca di catturare un’altra fetta di pubblico, grazie a tonalità più moderne e ad un lifting compositivo che ha dell’incredibile. “Motion” risulta quindi omogeneo nella sua totalità, ma potrebbe far storcere il naso a coloro che erano stati catturati dalla travolgente allegria brasileira delle song del passato. Anche perché la ricetta riff thrash, strofe urlate ed aperture melodiche funziona principalmente nelle complesse partiture ritmiche.

Per giudicare al meglio il nuovo cd degli Almah sarebbe meglio far finta di non conoscere Falaschi ed evitare i paragoni con gli Angra, analizzando soltanto la musica di una band ben distinta, in grado di camminare con le proprie gambe. A bocce ferme “Motion” resta un disco di heavy moderno, che solo a sprazzi riesce a godere di soluzioni in fase di songwriting davvero convincenti (come negli arrangiamenti di “Soul Alight”). Chi ama il gruppo di Loureiro e Bittencourt griderà allo scandalo, chi riuscirà ad analizzare il lavoro degli Almah con sufficiente distacco potrebbe anche trovarlo interessante. Noi, per il momento, non siamo stati capaci di scollegare il cervello e dimenticare quei capolavori che si chiamano “Rebirth” e “Temple Of Shadows”. In futuro, chissà.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Afm Records / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

1. Hypnotized 05:16

2. Living And Drifting 04:01

3. Days Of The New 04:38

4. Bullets On The Altar 04:32

5. Zombies Dictator 04:39

6. Trace Of Trait 04:25

7. Soul Alight 04:19

8. Late Night in '85 03:44

9. Daydream Lucidity 05:12

10. When And Why 03:44


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