Stramonio – Recensione: Mother Invention

Nonostante una scarsa visibilità data al loro debutto, rientrano nell’arena gli italiani Stramonio. ‘Seasons Of Imagination’ ha un seguito, si chiama ‘Mother Invention’ e si muove nei terriotri cari al progressive (metal?) in maniera del tutto sensuale e precisa. Il fortissimo debito ai Dream Theater si estingue nell’apertura di ‘Desert Night’, biglietto da visita che non rende giustizia al lavoro, passando la palla all’esplorazione dello scibile italo-britannico nel resto del disco, composto da parti intricate e sapori speziati di King Crimson, Genesis e Gentle Giant rivendicando i sapori agresti del prog Italia Anni Settanta quali Trip, Metamorfosi (per le parti più ruvide) e gli Area per alcuni accenni melodico-dissonanti seminati nel corso dell’ora di musica. Perdersi le vivaci trame di ‘Snow Crystal’ è come lasciare su un piatto una succulenta pietanza, canzone persa fra le pieghe di troppa mediocrità scritta ed eseguita nelle finte progressioni di gruppi ben più blasonati. Canzone che si taccia di migliore del lotto, fra momenti ritmici da “blast guitar” ed aperture affidate al climax dell’assolo di chitarra davvero vincente. Un disco da assimilare con calma, da non infilare nel calderone dei prodotti a breve conservazione, prodigo di suggerimenti nelle sue concessioni a tanghi e tradizione italiana, permeato da una scrittura fresca e intelligente che gioca anche con la fusion, con i ritmi dispari, con il tema di ‘Peter Gunn’ (infilato a sorpresa in ‘In My Eyes’), con voci effettate, assestando un colpo da maestri in ‘Antarctic Oasis’ o nella linea di sax in ‘Here I Am’ che pare uscito dalla collezione allegra di Rick Deckart prima della carriera da Blade Runner. Il vortice cromatico di ‘Someone Like Me’ chiude fra dimensione onirica e velocità ricordando che una solida tradizione può essere esplorata di nuovo per trovare dettagli sino ad ora nascosti o poco in luce. Fughe strumentali brevi e ficcanti, traiettorie speziate – come si diceva – e desiderio di rivendicare la personalità che qualcuno aveva lasciato in ombra, come se l’ospite indesiderato della festa si rivelasse, con lo svilupparsi del party, il mattatore. Nulla di innovativo in senso stretto, nessuna barriera capovolta o abbattuta, ma un disco che ha tante carte da giocare con la ripetizione degli ascolti, sicura tappa per coloro che macinano il progressivo anche a colazione e sicuramente un’occasione per tutti gli altri di inserire grani estrosi alla miscela dei propri gusti. Un piacere, questo ‘Mother Invention’.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers

Anno: 2002

Tracklist: Desert Night
Appointment With Life
Snow Crystal
In My Eyes
Loose From A Dam
Antarctic Oasis
Here I Am
Time
Someone Like Me

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