Mortillery – Recensione: Shapeshifter

Ormai arrivati al terzo disco i canadesi Mortillery non accennano a mettere in atto il pur minimo cambiamento nella loro proposta musicale. Resta così sempre facile associare il loro nome allo speed-thrash di vecchia scuola, genere che ha comunque vissuto in questi anni una sua piccola rinascita e che attrae anche una porzione di fan più giovani.

L’assalto all’arma bianca di canzoni come “Radiation Sickness” e “Age Of Stone” dimostra come l’ossatura della band sia rimasta del tutto fedele al piano originale e quindi mettendo in luce sia i pregi che i limiti già ben evidenziati nei due dischi precedenti.

Di certo la violenza e l’impatto prodotti restano la carta migliore che i Mortillery hanno da giocarsi, ma dopo tre album si rischia magari di stancare più facilmente senza riuscire a concretizzare queste caratteristiche in qualcosa di più che una focosa ripetizione di vecchi standard. Anche se immaginiamo che l’originalità non sia minimamente tra gli obiettivi che la band si pone, rimane il fatto che saper scrivere e caratterizzare le canzoni con una propria firma è ciò che distingue i più bravi dagli altri e ci pare che questa unicità non sia tra le doti evidenziate dai Mortillery.

La velocità resta quasi sempre sostenuta e qualche brano azzeccato, come “Black Friday”, ad esempio, si ascolta anche con entusiasmo, ma in generale il disco è fin troppo monolitico nell’incedere, con poche variazioni sul tema.

Shapeshifter” è però un lavoro competente, che da la carica e che ci permette di ascoltare la impressionante voce al vetriolo di Cara McCutchen. Altro punto a favore di una proposta che nel complesso può sicuramente andar bene, ma solo se presa senza coltivare aspettative eccessive.

Mortillery - Shapeshifter

Voto recensore
6,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Radiation Sickness 02. Age of Stone 03. Bullet 04. Mantis 05. Black Friday 06. Wendigo 07. At The Gates 08. Torture 09. Shapeshifter
Sito Web: http://www.mortillery.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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