Mortiis – Recensione: Spirit of Rebellion

Ed ecco a voi il Trent Reznor norvegese.

Håvard Ellefsen ha un passato “particolare” da scrollarsi di dosso, essendo meglio ricordato come il primo bassista degli Emperor che lasciò il gruppo poco prima della registrazione di “In the Nightside Eclipse”, ma i suoi successivi side project, Mortiis, Vond, Fata Morgana e Cintecele Diavolui, non erano esattamente easy listening: tutti inizialmente a base di ambient con suoni di tastiera dozzinali (spesso archi, suonati con un sintetizzatore di bassa fascia) il cui unico obiettivo era la fuga dalla realtà. Però, dopo il contratto con la Earache Records, Ellefsen cambiò drammaticamente genere musicale, passando da un “The Smell of Rain” a un “The Grudge” in avanti, e cominciò a trasformare il progetto solista in un gruppo musicale con tanto di esibizioni dal vivo (indossando rigorosamente maschere da goblin).  Tha “The Grudge” in poi, il progetto divenne una specie di succursale di Ministry e Nine Inch Nails, includedo ritmi oscuri e veloci in stile dark electro, ma poiché il focus era quasi interamente dedicato al suono piuttosto che al songwriting, risultavano fatti di fretta e poco artistici.

Strana scelta quella di ritornare al dark ambient degli esordi, poiché “Spirit of Rebellion” include due tracce dalla durata di 25 minut ognuna, e proprio come i primi tre, si tratta di un ascolto orchestrale, a base di accordi di tastiera in chiave minore e percussioni trionfali, quasi militaristiche. Noi conosciamo bene Ellefsen, e abbiamo facilmente la conferma del fatto che il mood è una fuga da qualsiasi influenza urbana, senza testi e abbastanza ripetitivo come il musicista ci ha abituato. Inutile parlare di highlights, perché il disco è uniforme sia nello stile che nella presentazione. I suoni usati dalle tastiere sono pochi, più che altro archi, percussioni con riverbero (a volte anche elettroniche) e ottoni, specialmente corni.

Non sapremo mai quanto sia vera la storia della “rinascita artistica” accennata da Ellefsen in alcune interviste in occasione di questo album. Sappiamo solo che quest’album, per quanto ben prodotto e immaginario, non è tutto questo granché. Le tracce mancano di un po’ di spontaneità, e perfino i crescendo finali di “Visions of an Ancient Future” suonano artefatti. Non sapremo facilmente quale sarà la prossima mossa di Mortiis: speriamo solo che nella prossima data in Italia, non subisca “furti a sorpresa” dell’equipaggiamento sonoro come l’anno scorso.

Etichetta: Dead Seed Productions

Anno: 2020

Tracklist: 01. A Dark Horizon 02. Visions of an Ancient Future

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