Mortiis – Recensione: Perfectly Defect

In campo musicale sono molto diffidente; mi avvicino con circospezione ai dischi suonati per beneficenza, a quelli registrati “per divertirsi tra amici” e, soprattutto,  a quelli offerti gratis. Ci hanno provato Trent Reznor con “The Slip”, Moby con i The Void Pacific Choir e, prima ancora, gli Smashing Pumpkins con la liquidazione totale di “Machina II”. Tutti album mediocri, perchè se un lavoro ti è costato fatica e ne sei davvero orgoglioso, vuoi che la gente spenda almeno un euro, per goderselo.

“Perfecly Defect” invece viene distribuito in rete nel 2010  durante una fase di rigetto verso le etichette discografiche tradizionali, e va a chiudere idealmente il terzo periodo artistico di Mortiis. Ora il disco viene ristampato dall’etichetta personale di Håvard Ellefsen, cosa che sarà sicuramente entusiasta del nuovo formato (bonus cd remix per i fortunati che lo compreranno in pre-order, e tre diverse versioni in vinile), ma che non risana tutti i limitidi scrittura e arrangiamento del formato originale. “Perfectly defect” è infatti un disco piacevole (e questo è innegabile), ma laddove “The smell of rain” arricchiva di elementi synthpop e di melodie memorabili un suono essenzialmente industrial (poco importa la somiglianza della base con “Se mi innamoro” dei Ricchi e Poveri, “Parasite God” è comunque un gran pezzo), qui la scaletta si accontenta di ricopiare in bella grafia intuizioni già sfruttate da altri. Se “Closer to the end” fosse finito sulla scaletta di “With Teeth” o “Year Zero“, ad esempio, in pochi forse si sarebbero accorti dell’assenza di Mr. Reznor, vista la somiglianza al modello originale, mentre la titletrack sembra rubata al Marylin Manson post-“Holy wood”. Insomma, il disco assume un comportamento vampiresco che non si addice allo gnomo preferito del pubblico metal, e che fallisce clamorosamente nelle numerose (più della metà dell’album) tracce strumentali,  il settore dove sin dagli esordi, Mortiis ha sempre offerto contributi eccellenti.  “Perfectly defect” si perde invece tra innocui numeri electrodance (“The sphere”), intuizioni industrial interessanti ma trascinate inutilmente (“Sole Defeat”, “Thieving Bastards”, “Halo of arms”), esperimenti falliti  (“Impossible to Believe” è del tutto inconcludente), semplici sciocchezze da rave (“Hermaphro Superior”), e persino un omaggio a Brian Eno (“Contrition”). Nella mediocrità generale si salva ben poco: l’improbabile (sulla carta) incrocio tra la narcosi dei Massive Attack e le morbidezze sensuali dei Depeche Mode in “Sensation of Guilt”, delizioso ed a tratti persino emozionante, la gelida e meccanica crudeltà che avanza tra le note di “The punisher”, o “This absolution”, un ennesimo apocrifo N.I.N., certamente, ma ispirato e ben arrangiato.

Perennemente in bilico tra il piacevole (da qui la sufficienza) e l’inutile, Perfectly Defect è stato (e tuttora rimane) il ritratto di un artista colto in piena crisi creativa, a  in cui il mestiere non sempre basta a coprire la mancanza di ispirazione. Un disco rivolto a fan e collezionisti, mentre Mortiis è impegnato in un tour dove viene riproposto il dark ambient dei primi lavori.

Mortiis-Perfectly defect

Voto recensore
6
Etichetta: Omnipresence Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Closer to the End 02. Perfectly Defect 03. The Sphere 04. Sensation of Guilt 05. Sole Defeat 06. Thieving Bastards 07. The Punished 08. Halo of Arms 09. Impossible to Believe 10. This Absolution 11. Hermaphro Superior 12. Contrition
Sito Web: https://mortiiswebstore.com/

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