Mors Principium Est – Recensione: Seven

Settima fatica per i finlandesi Mors Principium Est che ci propongono un bel pacchetto tutto incluso di come, in teoria, dovrebbe essere suonato il melodeath nel 2020. Riff di chitarra accattivanti, veloci, precisi accompagnati da una batteria fantasiosa senza mai una sbavatura. Persino il basso ha un suono caldo che ti accompagna canzone per canzone creando un tappeto sonoro accogliente per chi, come me, suona questo strumento. Ville Vijanen, frontman e cantante, è però quello che risulta paradossalmente il più monotono. Il suo stile di scream non ha molte sfaccettature e da metà disco in poi risulta troppo uguale e indebolisce, e non di poco, il risultato finale di questo “Seven”. Cerchiamo di sviscerare bene questo prodotto, partendo dalla line-up, che vede solamente due membri fissi, ossia: Ville ed il chitarrista di origini inglesi Andy Gillion, dettaglio non di poco conto.

Andy svolge un lavoro certosino, non ammette errori e ci propone una timbrica delle sei corde cristallina, pulita e pungente. Questa è l’impronta chiara del suono moderno UK che ritengo si sposi poco con il genere. Non si possono assolutamente negare le sue doti, ben udibili in tracce come “Lost in a Starless Aeon”, mischiando riff quasi metalcore nella struttura centrale a sonorità stile Insomium durante il ritornello e il bridge.  Struttura, questa, che si ripeterà costantemente durante tutto l’ascolto dell’album. Mi sorge però un grosso dubbio: è questo ciò che vogliamo ascoltare in un album nordico di chiara impronta melodeath? Senza nulla togliere alla sua abilità, ma in tutta onestà per questo disco non mi è scattata la scintilla. Ed è anche il principale motivo per il quale ho perso di vista questa band dall’uscita di “…And Death Said Live” nel 2012, ovvero dall’ingresso ufficiale di Andy nella formazione finlandese. 

Troppo, troppo e sottolineo troppo artificiale il suono complessivo in questo album, mettendo il gruppo in una dimensione quasi robotica. Di conseguenza torniamo a quel in teoria di inizio recensione: canzoni costruite in modo perfetto, suono di chitarra perfetto, batteria perfetta, basso perfetto, mixaggio perfetto. Ma manca quel pathos, quella sporcizia classica di altri gruppi come i compaesani Insomnium, Omnium Gatherum, Wolfheart, per citarne alcuni. È un disco che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori episodi del genere questo anno ma è troppo digitale, e si sente davvero tanto. Un elemento che non si addice al melodeath di stampo scandinavo. Di sicuro per gli amanti di gruppi come Scar Symmetry o Blood Stain Child sarà oro colato, ma per il sottoscritto essere così perfetti non è abbastanza. 

Etichetta: AFM Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. A Day for Redemption 02. Lost In a Starless Aeon 03. In Frozen Fields 04. March to War 05. Rebirth 06. Reverence 07. Master of the Dead 08. The Everlong Night 09. At The Shores of Silver Sand 10. My Home, My Grave
Sito Web: www.morsprincipiumest.com

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