Mork – Recensione: Det Svarte Juv

Dalle famose foreste (leggasi: studi di registrazione) e dal sottobosco (leggasi: agglomerati urbani) della Norvegia, il progetto Mork pubblica un quarto album, “Det svarte juv” (“La gola nera”). Fondato come un progetto solista di Thomas Eriksen (che in studio suona tutti gli strumenti), Mork è il tipico gruppetto black metal totalmente derivativo e ligio alla regola del “semplice è meglio” dei Darkthrone, dei Gorgoroth e degli Urgehal, con l’unica differenza l’uso di accordature in Mi bemolle. Fin dal debutto “Isebakke”, il songwriting del progetto alternava semplici e sparate sezioni in blast-beat con power-chord e altre più lente basate su arpeggi in perfetto stile depressive black alla Manes. Gli altri album, ma in generale riuscivano meglio le soluzioni meno tirate, anche grazie alla distorsione sparata al massimo nel secondo.

“Det svarte juv” è il loro quarto lavoro, e già dalle lugubri note di violoncello che aprono l’opener “Mørkeleggelse” possiamo star certi che in questo lavoro c’è poco da stare allegri: la traccia alterna tra blast-beat goffi seguendo un semplice fraseggio in Mi bemolle minore e sezioni più lente in cui è ripetuta la stessa progressione. Il resto delle tracce è decisamente più vario e tecnico: le melodie di “Da Himmelen Falt” sono più soavi e tendenti al black atmosferico, mentre “Den Utstøtte”, “I Flammens Favn” e “Skarpretterens Øks” contengono un cromatismo più marcato e riff leggermente più variegati e tecnici. Mid-tempo come “Siste Reis” e la title track mostrano una sempre più preponderante influenza punk filtrata attraverso le vecchie marce in 6/8 scritte dai Celtic Frost, mentre “På Tvers Av Tidene” segue un ritmo moderato e roccioso in stile epic metal. Menzione speciale merita “Karantene”, nonostante sia un esercizio in depressive black con tanto di arpeggi in Fa# settima maggiore già usati da centinaia di altri gruppi del genere (senza scomodare Manes e Forgotten Tomb).

I riff sono diretti, forse anche troppo: ci sono momenti di ispirazione (anche se in quel campo il progetto Mork non è mai stato il massimo), ma forse a causa della produzione molto distorta e poco curata delle chitarre, non sempre riescono ad avere effetto. C’è abbastanza varietà stilistica e freschezza da considerarlo un prodotto positivo che invoglia il ri-ascolto, ma a questo punto possiamo smettere di farci tante illusioni su Mork, un progetto dalle poche pretese soppiantate da attitudine più che altro.

Voto recensore
7
Etichetta: Peaceville

Anno: 2019

Tracklist: 01. Mørkeleggelse 02. Da Himmelen Falt 03. På Tvers Av Tidene 04. Den Utstøtte 05. I Flammens Favn 06. Skarpretterens Øks 07. Den Kalde Blodsvei 08. Siste Reis 09. Karantene 10. Det Svarte Juv

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