Mordred – Recensione: The Dark Parade

Alcune definizioni di genere sono ormai state codificate e interiorizzate dagli ascoltatori seriali di musica e quindi, se oggi scriviamo in un articolo “crossover”, sappiamo a cosa ci stiamo riferendo… cioè ad una commistione di generi diversi che supera le regole convenzionali di determinati stili.

Ecco, dalla seconda metà degli anni ‘80 e con solo tre album e una manciata di EP all’attivo, i Mordred fanno parte di questo calderone e nonostante la scarsa produzione discografica (dovuta ad una ripetuta instabilità di formazione) ne sono tra i rappresentanti più particolari. Gli americani infatti decisero di innestare ad una solida base thrash metal un’anima funk data dal basso irrefrenabile di Art Liboon e dalla presenza in formazione di un vero e proprio DJ, Aaron ‘DJ Pause’ Vaughn, ad occuparsi di campionamenti e tastiere.

Al non eccelso EP di ritorno dell’anno scorso, “Volition”, segue ora questo quarto lavoro sulla lunga distanza (mica tanto visto che parliamo di 39 min.) a titolo “The Dark Parade”. A livello di rimandi al passato è interessante che nella copertina d’ispirazione creola venga ripresa la maschera presente nell’artwork del debut “Fool’s Game” e che la formazione sia quella originale, salvo che per il ruolo di batterista coperto da Jeff Gomes; questi presagi sono nettamente confermati dall’attacco di “Demonic #7”, con le sue chitarre anni ‘90 e l’andamento spezzato tipico degli americani.

Purtroppo il tallone di Achille dei Mordred sono sempre state le prestazioni al microfono di Scott Holderby,  nasale e poco incisivo sui classici e che oggi sciorina linee vocali quasi parlate dalle tonalità molto più basse che vanno a ridimensionare l’impatto degli strumenti. “Malignancy” e “Dented Lives” sono ottimi pezzi retro, che avrebbero ben figurato sul capolavoro “In This Life” e siamo infatti sorpresi di risentire la band pestare come ai bei tempi andati; stesso discorso vale anche per “Dragging For Bodies”, composizione lineare ma ben costruita su un bel riff e variazioni melodiche azzeccate.

La title track ha carattere di marcia, con presenza di fiati e si ricollega direttamente all’artwork citato prima, in una sorta di rappresentazione del Mardi Gras, Mordred style. “Smash Goes The Bottle” chiude l’album in maniera abbastanza scanzonata, con ottime partiture di chitarra (sia ritmiche che soliste), caratteristica che spicca in tutto “The Dark Parade” e che sancisce un ottimo ritorno per i Mordred nella speranza di sentire queste nuove canzoni in un live set a fianco di pezzi immortali come “Falling Away” o “Killing Time”.

Etichetta: M-Theory Audio

Anno: 2021

Tracklist: 01. Demonic #7 02. Malignancy 03. I Am Charlie 04. Dragging For Bodies 05. The Dark Parade 06. All Eyes On The Prize 07. Dented Lives 08. Smash Goes The Bottle
Sito Web: https://mordred.company.site

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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