Moonspell – Recensione: Wolfheart

Parlare di black metal all’inizio degli anni ’90 non significava riferirsi soltanto alle fredde terre del Nord. Quando il genere musicale acquisì dei tratti definiti iniziò a diffondersi a macchia d’olio arrivando presto anche nel Sud Europa, dove un nutrito gruppo di band del bacino mediterraneo lo trasformò in qualcosa di caratteristico combinandolo con un sostrato musicale/culturale decisamente più “caldo”, arricchito dal folclore di quella zona geografica.

In questo senso è eccezionale quanto fecero i portoghesi Moonspell con l’opera prima “Wolfheart”. Attivi dal 1989 con il nome Morbid God, Fernando Ribeiro e soci, all’epoca adolescenti, erano dediti a un black più canonico e rispettoso della tradizione, ma presto le cose cambiarono quando nel 1992, la band prese il nome di Moonspell. Il black delle origini iniziò ad accogliere soluzioni per l’epoca nuove e pur mantenendo un aspetto quadrato e grezzo rispetto alle produzioni odierne, un corpo melodico decadente e romantico. Dette soluzioni, come il ricorso alla voce pulita e all’accompagnamento di quella femminile, nonchè a strumenti come il violino, il flauto e abbondanti tastiere, sono contenute già nell’Ep “Under The Moonspell”, uscito nel 1994 e preludio di questo magnifico album che vide la luce un anno più tardi.

Un gothic sepolcrale, l’energia della musica popolare di quelle terre e le ruvide radici black, trovano nel debut album dei Moonspell un equilibrio perfetto. Tra gli elementi distintivi del disco spicca senza dubbio la voce di Fernando Ribeiro, che all’epoca utilizzava ancora il warname Langsuyar. Il vocalist e liricista alterna uno screaming ben comprensibile a un emozionante pulito baritonale, unico e pieno di sensualità. Le chitarre macinano riff ancora vorticosi  e prossimi al black, la sezione ritmica è spesso veloce per quanto tecnica, ma ciò che distingue ogni singolo brano sono i numerosi tappeti di tastiera di Pedro Paixão (qui Passionis) che dipingono melodie di una bellezza spiazzante e di un romanticismo disperato.

Ogni elemento si incastona al meglio e rende brani come “Wolfshade”, “…Of Dream And Drama” e ancor più le magnifiche “Vampiria”, “An Erotic Alchemy” e la celebre “Alma Mater” (ancora oggi uno dei pezzi da novanta durante gli show della band) delle gemme di oscurità fatte di melodie che rapiscono fin dai primi ascolti. L’album registra inoltre l’utilizzo di break di musica popolare che mette sul piatto i miti e le leggende lusitane, a volte in brevi camei all’interno dei pezzi, altre assoluti protagonisti di episodi cantati in lingua madre dove trionfano l’energia e il calore del Mediterraneo, come “Trebaruna” e “Ataegina” (questa presente come bonus sulla versione limitata in digipak, con una copertina diversa).

L’ascolto non presenta empasse o riempitivi, ogni canzone è un tassello che si incastona alla perfezione in questo mosaico dal sapore antico. La band ha saputo prendere spunto dalla lezione impartita dai Celtic Frost e dal black metal alcuni anni prima e dare vita a una magnifica creatura inserita in n preciso contesto storico e geografico.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Century Media Records

Anno: 1995

Tracklist: 01. Wolfshade (A Werewolf Masquerade) 02. Love Crimes 03. ...Of Dream And Drama (Midnight Ride) 04. Lua D'Inverno 05. Trebaruna 06. Vampiria 07. An Erotic Alchemy 08. Alma Mater 09. Ataegina
Sito Web: https://www.facebook.com/moonspellband

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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