Moonspell – Recensione: Irreligious

La seconda metà degli anni ’90 fu un periodo straordinario per la musica metal, che visse una nuova giovinezza alla luce di coraggiose sperimentazioni forzatamente nascoste dai media che spingevano su altri generi spacciando l’hard’n’heavy come morto in maniera definitiva. Basti pensare alle contaminazioni cui andarono incontro il black e il death in Nord Europa, al processo evolutivo delle principali band gothic/doom o ancora al “Rinascimento” della scena classic metal.

I paesi del bacino mediterraneo non furono immuni da questo processo e manifestarono una caratteristica peculiare, ovvero quella di far entrare nel meccanismo la tradizione e il folclore locale, creando un ibrido ricco di colore e sorprendentemente “caldo”, rispetto al rigore e alla maliconia dei colleghi del Nord. In verità i lusitani Moonspell avevano già seguito questo percorso nell’eccellente album di esordio “Wolfheart”, ma il secondo tassello “Irreligious” è un passo in avanti.

La band si spoglia della gran parte degli elementi black metal, qui limitati ad alcune parti vocali in screaming di Fernando Ribeiro (che comunque si affida sempre più spesso al suo caratteristico crooning) e a sporadiche soluzioni ritmiche, ma il mood è principalmente elegante e plumbeo, irrorato da profonde melodie a loro volta valorizzate dalle scelte di Waldemar Sorychta in fase di produzione.

Si parte subito in quarta con il magnifico singolo “Opium” (ispirato alla poesia “Opiàrio” di Fernando Pessoa), che in nemmeno tre minuti dipinge una melodia decadente ma irresistibile, sorretta dalla calda voce di Fernando e dal sound robusto delle chitarre di Ricardo Amorim. “Awake” mantiene la tensione altissima, con il suo perfetto incontro tra le potenza del metal e la tradizione popolare.

Piccolo scrigno pieno di tesori, “Irreligious” è un disco romantico nel senso letterario del termine. Non vi sono cedimenti, come si evince da brani forse non destinati a rimanere tra i più celebri della band ma piacevolissimi, ad esempio “For A Taste Of Eternity” e “A Poisoned Gift”. Il meglio arriva però sul finale, con due pezzi dove la rabbia e la dolcezza si incontrano in maniera sfrontata. Parliamo della splendida “Mephisto” (questa sì ancora legata ai retaggi black) e di “Full Moon Madness”, dove l’interpretazione vocale elegante e disperata del leader raggiunge il suo apice. Due perfetti esempi di canzoni in grado di superare lo scoglio del tempo, ancora oggi tra le preferite dei fans ed eseguite dal vivo dai Moonspell.

A distanza di oltre due decenni, “Irreligious” resta uno dei capitoli più rappresentativi dell’ensemble di Lisbona ed una delle migliori manifestazioni del genere.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Century Media Records

Anno: 1996

Tracklist: 01. Perverse... Almost Religious 02. Opium 03. Awake! 04. For a Taste of Eternity 05. Ruin & Misery 06. A Poisoned Gift 07. Subversion 08. Raven Claws 09. Mephisto 10. Herr Spiegelmann 11. Full Moon Madness
Sito Web: https://www.facebook.com/moonspellband

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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