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Moonspell – Recensione: 1755

Ed ecco arrivare il disco che non ti saresti aspettato dai Moonspell. “1755” è un album durissimo, un prepotente ritorno a sonorità metalliche anche estreme che erano state in parte tralasciate all’indomani di un disco ottimo ma dall’appeal decisamente più romantico e fruibile come “Extinct”. In realtà la decisione di pubblicare un album che guarda tanto al passato e cantato in lingua portoghese, sembra essere stata presa quasi per caso. Apprendiamo dalle note biografiche che “1755” sarebbe stato inizialmente concepito come parte di un cofanetto di prossima pubblicazione che fotograferà la performance tenuta a Lisbona lo scorso anno, in seguito la band avrebbe optato per un capitolo a sè stante, indipendente nella propria discografia.

“1755” è un concept relativo al disastroso terremoto seguito da uno tsunami che nel giorno di Ognissanti appunto del 1755, distrusse la capitale del Portogallo causando almeno 60000 morti , protraendo i suoi effetti con il successivo proliferare di malattie dovute alla mancanza di generi di prima necessità. Tutto questa poteva (doveva) essere raccontato soltanto attraverso una musica che esprima rabbia e dolore, con quell’approccio teatrale e drammatico di cui i Moonspell sono maestri. Non stupitevi dunque se vi diciamo che “1755” potrebbe essere tranquillamente un anello di congiunzione tra “Wolfheart” e “Irreligious”, distanziandosi parecchio dalle uscite recenti. Certo c’è sempre quel sentore folk, quei preziosismi sinfonici intensi e mai invasivi, l’utilizzo pressochè perfetto dei cori e soprattutto quell’inconfondibile tocco di calore tipico del metal mediterraneo. Eppure questa volta i lusitani mostrano i muscoli, l’album è incentrato sul sound incisivo della chitarra di Ricardo Amorìm e la voce di Fernando Ribeiro, quanto mai intensa e partecipe, si affida quasi in toto al growl, lasciando uno spazio molto limitato alle parti pulite.

Eppure, la melodia e la forza si bilanciano al meglio. Non a caso l’album inizia con una rilettura di “En Nome Do Medo”, presentata in una chiave decisamente più heavy rispetto alla versione di “Alpha Noir”, forte di una produzione voltamente un poco ruvida che pare arrivare dagli anni’90. Tutto il taglio dell’album guarda al gothic metal tipico di quel periodo, quando esso andava definendosi trovando un’identità precisa dagli elementi doom, black e death dai quali si è originato. Elementi che in questo album ritroviamo con piacere. I sentori folk à la “Wolfheart” della titletrack ci portano a “In Tremor Dei”, a nostro giudizio uno dei brani migliori. Qui spicca il sound distorto e annichilente della chitarra, mentre l’emozionante growl di Fernando propone un duetto con la voce sottile di Paulo Bragança, cantautore folk portoghese e ospite dell’album.

E’ un susseguirsi di brani fisici e da un ricercato mood carico di dramma, bilanciati dal ricorso alle parti sinfoniche. Ottime “Desastre”, un mid tempo dove sale sugli scudi la sezione ritmica di Miguel Gaspar (batteria) e Aires Pereira (basso), “Evento”, una traccia veloce e granitica dove la band non lesina elementi death e ancora l’avvincente singolo “Todos Os Santos”, se vogliamo più ficcante e di presa, ma ancora plumbeo e parecchio heavy. L’album termina con la cover di “Lanterna Dos Afagados” della band pop braisiliana Os Paralamas Do Sucesso, completamente trasformata dalla band in un cupa nenia dark affidata questa volta al piano e alla voce pulita, soffusa e partecipe. Un altro grande album dei Moonspell, niente affatto ostracizzante per il fatto di essere cantato in portoghese e con un tocco “vintage” che non può che farci piacere.

Voto recensore
8
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Em Nome do Medo 02. 1755 03. In Tremor Dei 04. Desastre 05. Abanão 06. Evento 07. 1 de Novembro 08. Ruinas 09. Todos os Santos 10. Lanterna dos Afogados (cover Os Paralamas do Sucesso)
Sito Web: https://www.moonspell.rastilho.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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