Monument – Recensione: Hellhound

Molto spesso ci imbattiamo in band che – un po’ per attitudine, un po’ per tendenza – non osano uscire dal solco tracciato dai mostri sacri del genere. Ciclicamente, infatti, ogni derivazione dell’Heavy Metal vive la propria stagione fortunata in cui proliferano gli epigoni, tra episodi più o meno validi. In questo nutrito gruppo si segnalano i Monument, gruppo inglese che, sin dagli esordi, non ha nascosto la propria venerazione per gli Iron Maiden. 

I nostri, infatti, sono fautori di un Heavy Metal di matrice britannica riconducibile al sound di Bruce Dickinson & Soci. Bastano pochi ascolti delle loro precedenti prove per rendersi conto che il songbook della Vergine di Ferro è una presenza fissa negli studi di registrazione dei nostri. Eppure, nonostante gli evidenti limiti di originalità, il terzo disco dei Monument riesce in un compito tutt’altro che facile: divertire, risultare convincente e credibile, non una semplice copia carbone di qualcosa ascoltato già centinaia di volte. 

Hellhound” esce sotto l’egida ROAR, è composto da nove tracce (dodici nella special edition, dove si aggiunge un inedito e due cover) e, a dispetto dei suoi predecessori, presenta una maggiore eterogeneità di base. In tal senso l’opener, “William Kidd”, richiama alla mente senza troppi giri di parole i tedeschi Running Wild e la loro “Ballad of William Kidd” , tanto nelle liriche quanto nella componente musicale. Già con la successiva “The Chalice”, però, il nume tutelare dei Maiden torna prepotente, con un brano diretto, ben strutturato e dalla melodia indovinata.

Da questo momento, siamo a bordo della macchina del tempo guidata dal singer Peter Ellis e torniamo agli inizi degli anni ‘80, quando gli Iron Maiden sfornavano capolavori in successione. “Death Avenue”, la title track, “Wheels Of Steel” o “Attila” riprendono lo spirito primigenio della N.W.O.B.H.M. e lo traslano nel Terzo Millennio, rielaborandolo con classe e tecnica. Non mancano episodi come “Nightrider”, dal piglio decisamente più priestiano, o l‘articolata “The End”, in cui emerge la cura per i dettagli e per gli arrangiamenti di una band che fa di tutto per non restare impantanata nella palude dei gruppi clone. 

In chiusura, “Hellhound” è un disco che sarà amato dai fan dell’Heavy Metal classico ma bistrattato e accantonato da chi è alla ricerca di originalità, sperimentazione e innovazione. Questi sono i Monument, prendere o lasciare. 

 

monument hellhound 2018 cover album

Voto recensore
6,5
Etichetta: ROAR - Rock Of Angels Records.

Anno: 2018

Tracklist: 01. William Kidd 02. The Chalice 03. Death Avenue 04. Nightrider 05. Hellhound 06. Wheels of Steel 07. The End 08. Attila 09. Straight Through the Heart 10. Creatures of the Night 11. Long Live Rock ‘n’ Roll (Rainbow Cover) 12. Deja vu (Iron Maiden Cover)
Sito Web: http://www.monumentband.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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