Monstrosity – Recensione: The Passage Of Existence

Se pur attivi a singhiozzo e attraverso vari cambi di line-up i Monstrosity sono un riferimento irrinunciabile per la scena death metal americana. Da sempre portabandiera di uno stile calibrato tra tecnica e brutalità la band di Lee Harrison torna con questo “The Passage Of Existence” dopo oltre dieci anni di silenzio, senza regalarci chissà quale sorpresa dal punto di vista stilistico, ma confermando la qualità della musica prodotta.

Al primo ascolto colpisce senza dubbio quanto questo nuovo album suoni in linea con il passato, quasi fosse stato inciso poco dopo il precedente “Spiritual Apocalypse”. Nessuna velata critica però in questa considerazione, anzi. Sin dal primo brano i Monstrosity iniziano a macinare riff e stacchi ritmici, con una costante alternanza di parti veloci e rallentamenti, variazioni melodiche e inserti brutali… un magma che non punta certo all’immediatezza e all’impatto puro, ma che garantisce una profondità di ascolto che quando si tratta di death metal old school non è sempre così scontato trovare.

Se infatti canzoni come “Radiated” o “Kingdom Of Fire” possono sicuramente dirsi ben fondate sui cliché di genere, non si può comunque sostenere che i Monstrosity si limitino a proporre sempre la stessa minestra, tutt’altro. Sono forse loro una delle pochissime band che, pur senza aver mai cercato mutazioni evidenti, è riuscita a proiettare una luce diversa sulla propria opera ad ogni nuova uscita.

Se infatti al primo ascolto non è così semplice accorgersene (al che in gran parte contribuisce lo stile vocale un poco monocorde), con una maggiore attenzione e qualche ripetizione in più si capisce quale sforzo sia necessario per dare la giusta fluidità e una personalità distinguibile alle singole tracce. Faccenda sicuramente non facile quando si rinuncia di base a refrain memorizzabili e si tende a cambiare riff o ritmo con una certa costanza

Non siamo però di fronte ad uno sbrodolata di tecnica strumentale, almeno se pensiamo a certe cose impressionanti che si possono ascoltare nel techno-death metal contemporaneo, così come non c’è quella brutalità estrema al limite del caotico che alcune band hanno preso a prestito da un fenomeno mai superato come i Nile… Come dimostrano pezzi come la superba “The Proselygeist” o la complessa “Maelstrom” i Monstrosity sono molto più semplicemente una band che ha la testa e i piedi ben dentro il sound della prima generazione death metal, ma che ha sempre avuto il proprio modo di interpretare la materia, evolvendosi lontano da trend e influenze esterne.

Per qualcuno questo potrà anche essere un limite e non escludo che i fan di un certo modo di intendere la musica estrema possano trovare “The Passage Of Existence” un album troppo datato o troppo poco brutale rispetto a certe realtà odierne. Resta però il fatto che quello che i Monstrosity propongono rimane il meglio che si può ascoltare se ci si sintonizza sulle loro coordinate stilistiche. E a conti fatti questo non è per nulla circostanza di poco conto.

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Cosmic Pandemia 02. Kingdom of Fire 03. Radiated 04. Solar Vacuum 05. The Proselygeist 06. Maelstrom 07. Eyes upon the Abyss 08. Dark Matter Invocation 09. The Hive 10. Eternal Void 11. Century 12. Slaves to the Evermore

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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