Monolithe – Recensione: Zeta Reticuli

A soli sei mesi di distanza da “Epsilon Aurigae”, i francesi Monolithe tornano con “Zeta Reticuli”, seconda parte dell’ambizioso concept astrologico-fantascentifico a cui la funeral doom metal band parigina ha iniziato a lavorare al termine della mastodontica tetralogia che dava il nome al gruppo.

Benchè rappresentanti di un genere di nicchia, nei loro quindici anni di attvità i Monolithe hanno raccolto consensi anche al di fuori di questo particolare panorama, soprattutto grazie alla personalità con cui hanno saputo elaborare la materia musicale più funerea, creando dei tratti distintivi ben specifici accompagnati da un panorama lirico interessante.

Notiamo subito come “Zeta Reticuli” riprenda il disegno di copertina di “Epsilon Aurigae” riproponendolo però in toni scuri e notturni. Musicalmente siamo di fronte a un disco continuo (troveremo ancora tre suites della durata di quindici minuti esatti ciascuna) e speculare, dove le linee melodiche della prima parte sono in qualche modo riprese e modificate, seguendo sempre i canoni espressivi del gruppo.

Ancora una volta il suonato ha decisamente più peso delle parti vocali, ma vogliamo sottolineare l’ottima performance del cantante Richard Loudin, che modula il suo tono da un growl profondo a un pulito squillante e intenso, seguendo di volta in volta l’intenzione dei pezzi. La presenza delle tre chitarre garantisce ancora un impatto sonoro del tutto caratteristico, fatto di musicalità cesellata e ricca di elementi e il tutto è ulteriormente corroborato da una sezione ritmica solida, spesso “costretta” a seguire l’andamento cadenzato dei brani, ma capace di ritagliarsi ampi cammei dove sale sugli scudi il bagaglio tecnico dei musicisti coinvolti.

Un disco dove non mancano melodie portanti crepuscolari ma orecchiabili e a tratti solenni, impreziosite da un uso questa volta più massiccio della chitarra solista, che in ognuno dei tre capitoli tesse dei passaggi davvero efficaci.

“Ecumenopolis” è un brano monolitoco e severo, “TMA-1” una strumentale dove si registra un maggiore ricorso ai synth e ai loop elettronici, mentre “The Barren Earth” chiude con melodie intense e soluzioni di carattere “progressive” (nel senso lato del termine), mostrando come un genere tanto immobile come quello scelto dei francesi possa ospitare cambi di intenzione e diversioni ritmiche.

Buonissima conferma per i Monolithe, al momento una delle migliori realtà di settore.

Monolithe Zeta Reticuli Cover Album 2016

 

 

Voto recensore
7
Etichetta: Debemur Morti Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Ecumenopolis 02. TMA-1 03. The Barren Depths
Sito Web: https://www.facebook.com/monolithedoom

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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