Monolithe – Recensione: Monolithe IV

I francesi Monolithe proseguono il lavoro di ricerca concettuale con il quarto studio album, ovvero una nuova suite della durata di circa un’ora che riprende il discorso lirico e musicale dei primi tre capitoli discografici. Chi già conosce i transalpini o ha avuto modo di leggere le recensioni dei precedenti album sul nostro portale, saprà che i Monolithe non sono certo una band di largo consumo, eppure, nella prevedibilità fisiologica di un genere come il funeral doom metal, riescono ad essere vivi e coinvolgenti. “IV” riprende esattamente dove si interrompeva il capitolo precedente e continua sugli stessi toni dimessi e sepolcrali. L’incipit drone ci porta subito nelle lande desolate che la band crea attraverso riff di chitarra lenti e plumbei, un growl cavernoso ma duttile e infine una sezione ritmica che avanza pachidermica, ma non dimentica di offrire momenti di dinamismo. Un break di tastiere e una breve parte di percussioni ci introducono nel secondo movimento della suite, dove entrano in gioco altri elementi in misura maggiore. Parliamo della musica classica, attraverso passaggi di archi malinconici e sensuali e dei cori, che intervengono spesso rafforzando ulteriormente l’alone di mistero che circonda la composizione. “IV” è un ascolto ideale per chi già apprezza l’ensemble d’oltralpe, ma potrà essere gradito anche ai fruitori del lato più intimo e melodico della musica del destino. Ovvio poi che i nostri non fanno altro che riproporre uno stile ormai consolidato e che elude ogni effetto sorpresa, ma i risultati restano ampiamente apprezzabili.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Debemur Morti / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Monolithe IV (57:00)


Sito Web: https://www.facebook.com/monolithedoom

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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