Molybaron – Recensione: The Mutiny

Band che ha le sue basi a Parigi ma è stata fondata dal cantante/chitarrista irlandese Gary Kelly, i Molybaron sono un nome nuovo per il roster Inside Out e sono pressoché sconosciuti alle nostre latitudini nonostante “The Mutiny” sia già il loro secondo album e prima dello tsunami Covid avessero accompagnato gli A Pale Horse Named Death nel loro tour europeo.

Animals” ha il tiro degli Alter Bridge più muscolari anche se le vocals di Kelly sono più simili ad un Serj Tankian “impersonale” (il bridge a metà canzone è chiaramente di scuola System Of A Down) e in altri pezzi al compianto Andrew McDermott (ex Threshold e Sargant Fury).

I suoni sono belli compatti e “metal” (sentite come aiutano un pezzo tosto come “Slave To The Algorithm“) seppur declinati in una proposta decisamente più alternative; questa difficoltà ad inquadrare la proposta dei Molybaron diventa automaticamente una freccia letale nell’arco dei francesi visto che riescono a spiccare nella moltitudine di “già sentito” che ci avvolge ogni volta che avviciniamo una piattaforma streaming o, per i più nostalgici come il sottoscritto, un prodotto fisico.

Nessuno ad esempio si aspetterebbe la batteria di Camille Graneron al limite del thrash in “Lucifer” o la marcia metal di “Prosperity Gospel” con un uso particolarissimo della voce (falsetto compreso) che mi ha ricordato David Bower dei compianti Hell; abbiamo citato una certa impersonalità ma obiettivamente il fatto che il cantante abbia punti di riferimento così eterogenei potrebbe giocare a suo favore nel lungo termine.

Da non sottovalutare anche il ruolo del basso che spesso è messo in gran evidenza dal mix per la sua funzione di spinta (“The Lighthouse“); in “Something For The Pain” lo strumento è usato alla maniera di Justin Chancellor (Tool) per un pezzo dal refrain quasi epico sottolineato da sinistri accordi di tastiera. Altrove si percepiscono, in alcuni accorgimenti di chitarra, delle vicinanze ai compatrioti Gojira seppur in un contesto più hard rock oriented.

In sostanza era tempo che non sentivo un album con un tiro del genere dall’inizio alla fine (l’ottima “Ordinary Madness“) ma condito anche da soluzioni sufficientemente originali e una presentazione della band da un punto di vista grafico, tutta giocata sul rosso e nero, azzeccata ed attuale. Promossi!!!

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Animals 02. Lucifer 03. Amongst The Boys And The Dead Flowers 04. Prosperity Gospel 05. The Lighthouse 06. Slave To The Algorithm 07. Something For The Pain 08. The Hand That Feeds You 09. Twenty Four Hours 10. Ordinary Madness
Sito Web: https://molybaron.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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