Mob Rules – Recensione: Beast Reborn

Pur non avendo mai raggiunto un successo su vasta scala e andando via via identificandosi di fatto intorno alla figura del cantante e leader Klaus Dirks i Mob Rules sono una di quelle band di seconda fascia che ha sempre trovato la forza di rimanere in sella e portare avanti un discorso coerente che ha permesso loro di crearsi una fan base apprezzabile.

Questo nuovo “Beast Reborn” ci riporta esattamente nello stesso ambito a cui ci avevano abituato le ultime uscite, ovvero un buon heavy metal di stampo melodico che si appoggia molto volentieri su riff dal sapore classico, tempi mai troppo veloci, arrangiamenti orchestrali e linee vocali orecchiabili.

Sicuramente la struttura di base è ben costruita e funziona, ma non c’è da aspettarsi qualche novità nella ricetta (se non un pizzico di pesantezza in più rispetto alla norma). Se infatti alcune composizioni, come la iniziale “Ghost Of A Chance”, “Shores Ahead” e anche “Children’s Crusade” godono di una eccellente resa lo si deve in gran parte alla collaudata miscela di chitarre maideniane, melodie vocali in stile Avantasia/Edguy e un gusto per il ritornello del tutto mutuato dal più classico power melodico.

Poca fantasia quindi, ma molto mestiere e una professionalità inappuntabile… Facendo leva su queste doti i Mob Rules mettono sul piatto una serie di canzoni che non sono sempre esaltanti, ma che si ascoltano comunque volentieri e si possono cantare già dal primo ascolto, senza per questo mancare di quel minimo di profondità che le rende interessanti anche dopo più passaggi.

Brani un po’ più lunghi ed elaborati, come “Traveller In Time” o “War Of Currents” garantiscono poi quella varietà indispensabile per non trovarsi imbrigliati in uno schematismo troppo ripetitivo. Immancabile in questi casi qualche rimando vagamente prog e un taglio più epico nei refrain… tutto ben fatto, con gusto ed equilibrio. Complimenti.

Le tracce che seguono ribadiscono più o meno il concetto stilistico evidenziato fino a qui, ma non calano comunque in qualità, ed anzi, “Revenant Of The Sea” è ancora una volta un buon esempio di come i Mob Rules riescano a tenere ben saldo il timone anche quando si avventurano in territori più heavy e oscuri. Discreta anche la ballata finale “My Sobriety Mind (For Those Who Left)”, in cui fa la sua apparizione anche una voce femminile che si affianca per un duetto riuscito a quella di Klaus.

Per i fan della band e, più in generale, del metal melodico si tratta di un album tra i più interessanti degli ultimi mesi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2018

Tracklist: 01. Beast Reborn 1:00 02. Ghost Of A Chance 4:45 03. Shores Ahead 5:30 04. Sinister Light 05. Traveller In Time 06. Children‘s Crusade 07. War Of Currents 08. The Explorer 09. Revenant Of The Sea 10. Way Back Home 11. My Sobriety Mind (For Those Who Left)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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