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MISS MAY I – Recensione: Shadows Inside

C’è del buono nel nuovo album dei Miss May I. I fan ne saranno soddisfatti, nonostante un genere ormai poco innovativo. Un album con buoni momenti, senza dubbio, ma con una staticità di fondo impossibile da negare.

Parte subito bene il disco con la title track. Bell riff, ottimo break melodico e chorus convincente. C’è di che essere soddisfatti nel “duello” tra Levi Benton e Ryan Neff che sembrano quasi citare i Killswitch Engage.

Nonostante siano dei veri e propri stakanovisti del metallo (o metalcore, fate voi…) con 6 album in circa 8 anni, qualche scintilla di ispirazione c’è ancora. E Funziona. Soprattutto nei ritornelli che mostrano una vena melodica non indifferente. Molto positiva “Never Let Me Stay”, che aprte come se fosse una ninna nanna cantata da bambini, per poi svilupparsi in un mid tempo sintetico di valore.

Sorprende, ma solo inizialmente, il riff acustico di “My Destruction” (chi ha detto In Flames – “The Jester’s Race” era?” ) che poi sfocia in una canzone dal forte appeal live. Bel chorus, ottimo lavoro di chitarre e sicuro successo tra i fan. Nient’altro da dire. Probabilmente una delle più riuscite. Decisamente più prevedibile “Casualties”, che non intriga neanche con l’ormai obbligatorio ritornellone pulito. Un buco nell’acqua poco dinamico ed emozionante. Peccato.

Groove e cattiveria con “Swallow Your Teeth”, dalla buone possibilità radiofonica proprio per la capacità di “tirare dentro” nella canzone l’ascoltatore. “Death Knows My Name” sembra un’occasione sprecata, perché parte sospesa e piena di pathos ma poi si appiattisce su un cantato scontato e poco ispirato. Ma ecco la sorpresa, perché poi la canzone decolla e diventa davvero interessante. Chiude “My Sorrow”, canzone dalle due anime come avrebbero detto i Savatage “Silk and Steel”. Prima parte tirata, a tratti rap (!), che poi esplode in un chorus accattivante.

Dubbi – e anche piuttosto seri – sulla produzione, a tratti davvero caotica e con volumi sparati oltre i limiti dell’umana sopportazione. Non ci siamo proprio.

Nonostante questo problema di non poco conto, il disco è gradevole e ben suonato. Il genere è stanco e i Miss May I non saranno coloro che lo rivitalizzeranno. Buonissimi comprimari, ma per il genio passate oltre.

Voto recensore
6
Etichetta: Sharp Tone Records

Anno: 2017

Tracklist: 1. Shadows Inside 2. Under Fire 3. Never Let Me Stay 4. My Destruction 5. Casualties 6. Crawl 7. Swallow Your Teeth 8. Death Knows My Name 9. Lost In The Grey 10. My Sorrow
Sito Web: https://www.missmayimusic.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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