Mire – Recensione: “A New Found Rain”

La rottura di Nick Hipa con gli As I Lay Dying non ha assolutamente sorpreso né gli addetti ai lavori né chi seguiva da anni la band. Quello che sorprende è invece la velocità con la quale Nick ha annunciato e poi rilasciato un nuovo album con i Mire. Da quello che si è potuto capire, il rapporto con Tim Lambesis non si è mai risanato del tutto e negli ultimi tour si è sentita sul palco la mancanza del classico carisma di Nick, dovuto appunto a questo.

Inghiottita la pillola di definitiva separazione tra i due, concentriamoci su quanto ha da offrire con “A New Found Rain”.

Innanzitutto la band è un trio, composto da lui stesso più i fondatori Benton alla voce e Ryan all’altra chitarra. Se vogliamo essere pignoli, la band già esisteva nel 2018, anno in cui si è autoprodotta il primo album (“Shed”), ma è chiaro che con l’entrata ufficiale di Nick Hipa alla chitarra solista l’hype intorno al progetto aumenta in modo vertiginoso.

Nonostante ciò, sia basso che batteria sono assenti, cosa che viene colmata in studio grazie a Ryan e Jesse Beahler (Thy Art Is Murder), che ha fisicamente registrato le parti in studio.

Finita la presentazione e messi insieme tutti i pezzi del puzzle, cosa possiamo dire di questo secondo album?

Innanzitutto complimenti per il risultato a livello di produzione; non avendo nessuna major né uno sponsor alle spalle, posso solamente stringere la mano ai Mire per l’ottimo risultato ottenuto durante le registrazioni.

Secondo, passiamo alla ciccia: le canzoni peccano di qualcosa. Non è facile spiegarlo, ma penso che la parola più azzeccata sia mordente. Strutturalmente niente da discutere, tutti sanno fare al meglio il proprio lavoro, ma ciò che manca è quella spinta necessaria a farti scivolare il disco dall’inizio alla fine.

Penso che sia il risultato di anni in cui Nick ha dovuto mandare giù bocconi troppo amari, ritrovandosi (probabilmente) a dover ri-accettare in modo forzato l’ex compagno Tim a bordo, rovinando più volte i suoi piani musicali (ricordate per caso i Wovenwar?…  ecco, vi siete risposti da soli).

Questa sua frustrazione la mette nero su bianco in questo disco, ma in un modo che è di difficile lettura e assimilazione. Non ti entra, non ti fa partecipe dei suoi incubi ma purtroppo, dopo qualche canzone, inizia ad annoiare.

Da uno come lui mi sarei aspettato più grinta, più velocità, ma soprattutto qualcosa che fosse molto più differente da un progetto alla As I Lay Dying più cupo e intimo. Classiche strutture già sentite, già elaborate più e più volte, che ormai non attaccano più l’ascoltatore alle cuffie, a meno che non sia qualcosa di straordinario e veramente fuori dal comune.

Ciò però non toglie che alcuni highlights, come “Refined” o “Shed” (in onore del disco di debutto), siano degli ottimi brani. Ma non basta, perché se voleva voltare pagina è stato fatto ma solo per metà. Nick ora è in un limbo in cui deve fare una scelta, intraprendere una rotta completamente personale o navigare nella sua comfort zone per il resto della sua carriera. Da uno come lui spero vivamente nella prima scelta, perché ha tutte le caratteristiche per mettersi in luce, sicuramente di più rispetto al passato.

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2021

Tracklist: 01. Lightless 02. Shed 03. Suffering 04. In Fear 05.Callous 06. Solar Being 07. Refined 08. Form 09. Inside 10. A New Found Rain
Sito Web: https://thebandmire.bandcamp.com/track/a-new-found-rain

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