Andi Deris And The Bad Bankers – Recensione: Million Dollar Haircuts On Ten Cent Heads

Che la crisi mondiale si dovesse far sentire anche nel mondo musicale, era abbastanza scontato. Non stiamo però parlando del caro concerti, bensì di come certi artisti realizzino album interamente incentrati su temi legati a temi come il crollo economico, il potere delle banche e via dicendo. Andi Deris ha quindi scelto di adottare questa nuova linea musicale e ha costituito gli Andi Deris & The Bad Bankers, che esordiscono con un lavoro dal titolo inequivocabile e anche, perché no, vagamente ironico. “Million Dollar…” è quindi, fin dalle sue prime note, un disco che trasuda rabbia e che pare intravedere poche possibilità di salvezza per questa situazione. Anche se non mancano momenti leggermente più melodici, la prima cosa da dire è che tutto l’album si attesta su un heavy metal dai suoni molto più ruvidi e moderni di quelli a cui Deris ci ha da tempo abituato con gli Helloween. In certi momenti l’atmosfera di denuncia sociale è tale che sembra di sentire echi che risalgono ai Rage Against The Machine. I fan del power metal stiano quindi in guardia, perché sia le sonorità che, in parte, la voce di Deris sono radicalmente diverse; una volta preso atto di questo comunque, è innegabile che i brani di “Million Dollar…” abbiano un certo fascino e riescano ad avere una buona varietà di situazioni. “Must Be Dreaming”, con la sua strofa lenta e leggermente angosciosa e un ritornello aggressivo ma melodico, che esplode improvvisamente in un assolo di chitarra ad effetto, è un pezzo interessante, che stempera in un certo modo la rabbia dirompente delle iniziali “Cock” e “Will We Ever Change”. “I Sing Myself Away”, il brano conclusivo dell’album, composto da voce e chitarra acustica, sembra gettare invece un piccolo barlume di speranza dopo tutto il veleno che Deris e la sua band sputano addosso al mondo. Il livello generale dei brani è discreto, senza nessuna punta di eccellenza e a tratti qualche ripetizione di troppo nei testi e nei riff portanti; alla fine prevalgono un senso generale di disagio e disorientamento, come se si fosse d’accordo con il messaggio dell’album, ma avvertendo anche che questo messaggio è sviluppato solo in parte e, soprattutto, non arriva totalmente al cuore, non emoziona davvero, come invece la voce di Deris è più che capace di fare in altre situazioni.

Voto recensore
6.5
Etichetta: earMusic/Edel

Anno: 2013

Tracklist:

01. Cock

02. Will We Ever Change

03. Banker’s Delight (DOA)

04. Blind

05. Don’t Listen To The Radio (TWOTW 1938)

06. Who Am I

07. Must Be Dreaming

08. The Last Days Of Rain

09. Enamoria 1.8

10. This Could Go On Forever

11. I Sing Myself Away


Sito Web: https://www.facebook.com/andiderisofficial

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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