Mike Lepond’s Silent Assassins – Recensioni: Pawn And Prophecy

Quando si tratta di suonare classic power metal con gli attributi, l’accoppiata Mike LePond / Alan Tecchio ha veramente poco da imparare da chiunque. Se poi ci mettete anche un momento di ispirazione particolare, che garantisce una qualità e una varietà compositiva sopra la media, avrete già capito che “Pawn And Propecy” è uno di quei dischi che tutti gli amanti dell’heavy metal devono assolutamente procurarsi.

Non è da tutti infatti passare da power song devastanti come “Masters Of The Hall” e “Avengers Of Eden”, veloci, cattive, epiche e melodiche allo stesso tempo, ad una canzone dall’animo classico e folkeggiante come “The Mulberry Tree”. Passando pure per un brano greve e cupissimo come “I Am The Bull” e concludendo con una suite di oltre ventuno minuti (ispirata al Macbeth di Shakespeare, tanto ricca di ospiti e sfumature da non annoiare nemmeno per un momento. Una scaletta da applausi!

Non sorprende, vista la natura di bass player del leader Mike LePond, che lo strumento in questione sia molto in evidenza, supportato da un sound martellante che picchia come raramente si è sentito in album di questo genere. Se amate il suono del basso rapportato all’heavy metal potreste gradire “Pawn And Prophecy” anche solo per questo aspetto. In realtà molte sono le qualità messe mostra dalla band, visto che le vocals tipicamente anni ottanta di Alan Tecchio sono quanto di meglio si possa ascoltare in campo speed e power metal, soprattutto perché il nostro si dimostra abilissimo nel variare registro a seconda delle necessità, garantendo la giusta interpretazione ad ogni canzone.

Un concetto che si può riciclare parlando dell’intera formazione, visto che da un lato è chiaro che ci troviamo di fronte a musicisti che hanno tutta l’intenzione di colpire duro e mettere in piedi composizioni dal grande impatto metallico, ma allo stesso tempo l’esperienza maturata in tanti anni si fa sentire e se molto di quello che si sente ha i suoi rimandi nella classicità, non mancano elementi di maggiore ricercatezza negli arrangiamenti o nelle rifiniture armoniche (un esempio su tutti l’uso dei cori). Metal classico si, ma suonato con un gusto che si può tranquillamente definire maturo e al passo con i tempi. Una delle uscite top del genere di questo inizio 2018.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Masters Of The Hall 02. Black Legend 03. Antichrist 04. I Am The Bull 05. Avengers Of Eden 06. Hordes Of Fire 07. The Mulberry Tree 08. Pawn And Prophecy

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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