Michael Thompson Band – Recensione: Love & Beyond

Quale sia la qualità di un artista strabiliante come Michael Thompson abbiamo avuto la possibilità di verificarlo nella sua esibizione al Frontiers Festival dello scorso anno. Non che ci siano mai stati molti dubbi a proposito, visto che a suo favore parla già una carriera senza ombre e che, dal lato puramente solista, ci ha regalato un classico come il favoloso “How Long”. Non di sola gloria passata però si vive e l’attesa per questo nuovo “Love & Beyond” era quindi molta, soprattutto da parte di chi non aveva del tutto amato il precedente “Future Past” (ottimo album, ma obiettivamente non all’altezza del citato debutto).

Se queste sono le premesse è molto probabile che il verdetto finale sia più che favorevole da parte dei fan: in parte perché lo stile del disco richiama più da vicino quel AOR raffinatissimo e impreziosito da virtuosismi che del primo album era il trademark, e poi perché la qualità delle canzoni e dell’interpretazione d’insieme sono talmente di livello da rendere praticamente impossibile qualsiasi critica che non sia la sempre buona “Not my cup of tea”.

Se, al contrario, voi una tazza al Bergamotto con il vecchio Michael ve la berreste volentieri, allora potete tranquillamente procedere all’ascolto del disco senza nessuna remora. Oltre all’ “Opening” ci sono, sparsi lungo la tracklist, altri cinque interludi in cui gli amanti dello strumento potranno ammirare il gusto e la tecnica di Mr. Thompson. È però nelle canzoni più classicamente strutturate, dove esce il lavoro del team al completo, che l’album rivela il meglio di sé.

La titletrack ha il fascino dei momenti migliori del genere, con qualche spruzzata più rockeggiante, ma soffice come la seta, impreziosita da una chitarra stellare e un ritornello perfetto. Un taglio tipicamente AOR che si alterna per tutto l’album con altri momenti più accostabili alla west coast, come in “Far Away”, molto vicina al pop anni ottanta, a cui va aggiunta una ballata molto ben congegnata come “What Will I Be Withiut You”. In mezzo troviamo tutte quelle sfumature e quella cura negli arrangiamenti che dello stile in questione hanno fatto la fortuna nel corsa degli anni. Difficile non lasciarsi trasportare da canzoni dalle melodie suadenti e l’anima rock come “Supersonic” o “Just Sturdust”, o cullare dalle armonie di classe di brani come “Save Yourself” o la morbida “Flying Without Wings”. In “Love & Beyond” c’è tutto quello che da un album del genere ci si può aspettare. Per i fan un must da consumare, per i curiosi un buon punto di partenza da cui iniziare a conoscere un artista top.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Opening 02. Love & Beyond 03. Save Yourself 04. Passengers 05. Red Sun (Interlude) 06. Supersonic 07. La Perouse (Interlude) 08. Don’t Look Down 09. Far Away 10. Penny Laughed (Interlude) 11. Love Was Never Blind 12. Black Moon (Interlude) 13. Flying Without Wings 14. Forbidden City (Interlude) 15. Just Stardust 16. What Will I Be Without You 17. Starting Over 18. ‘Til We Meet Again

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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