Michael Schenker – Recensione: Resurrection

Pochi musicisti sono stati influenti per la storia del rock e del hard & heavy in particolare quanto il magnifico Michael Schenker. Dopo un carriera lunghissima e ricca sia di album classicamente hard rock che di sperimentazioni da qualche tempo il nostro sta vivendo la fase della “celebrazione”, pubblicando dischi in studio e album dal vivo che hanno lo scopo di mettere in campo il puro divertimento e allo stesso tempo dimostrano quanto il suo stile sia stato fondamentale per lo sviluppo della musica che tutti amiamo.

In questa ottica “Resurrection” rappresenta l’apoteosi del gioco, visto che su un solo album è possibile ascoltare le voci di Gary Barden, Graham Bonnet, Robin McAuley e Doogie White. Una line-up ricchissimae che si traduce in una lista di canzoni che si inseriscono perfettamente nella tradizione storica a cui fanno riferimento (non attendetevi grosse deviazioni dal classico hard & heavy tipico del vecchio Schenker, come ampiamente preventivabile), ma che hanno il grosso vantaggio di andare a costruire una scaletta dalle diverse sfumature e colori.

Ci sono un paio di brani in cui il gruppo si riunisce al completo, vale a dire la super classica ed epica “Warrior” e la più melodica e hard rockeggiante “The Last Supper”, ed in questi casi è davvero una bella esperienza ascoltare tutte queste splendide voci lasciare il proprio contributo una dopo l’altra.

Ovviamente però è di un album di Michael Schenker che stiamo parlando e gli assoli non sono certamente qualcosa che rimane in secondo piano, anzi… in brani come “Anchors Way” o “The Girl With Stars In Her Eyes”, ad esempio, è proprio la parte solista a regalare particolarità ad una struttura compositiva che, pur sempre in grado di consegnare tracce di buon livello, offre poco dal punto di vista dell’inventiva. In questo senso devo dire che l’unica piccola delusione dell’album è “Salvation”, mi sarei atteso infatti qualcosa in più da un pezzo interamente strumentale, ed invece scivola via piuttosto insipido.

Come inquadrare questa uscita quindi? Si tratta di una leggenda musicale che esalta la propria unicità, riproponendo in veste rinnovata e attraverso nuove composizioni il meglio della propria produzione stilistica. Non sarà forse una formula innovativa, ma se Schenker è uno dei vostri chitarristi preferiti (e come potrebbe essere altrimenti?) allora “Resurrection” rimane un lavoro da ascoltare grande piacere in attesa di poter gustare il nostro dal vivo.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. Heart And Soul 02. Warrior 03. Take Me To The Church 04. Night Moods 05. The Girl With The Stars In Her Eyes 06. Everest 07. Messin' Around 08. Time Knows When It's Time 09. Anchors Away 10. Salvation 11. Livin' A Life Worth Livin' 12. The Last Supper

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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