Vile – Recensione: Metamorphosis

Uscito qualche mese fa via Willowtip Records, “Metamorphosis”, quinta fatica dei californiani Vile, segna un ulteriore declino per la band americana. Una regressione sul piano musicale che si è vista ben poche volte in ambito brutal death. Per intenderci, non aspettatevi masterpieces di puro brutal straight-in-ur face come Stench Of The Deceased o Depopulate. Qui la loro indole estrema viene imbrigliata in favore di un metal addolcito da una sferzata di tecnica/melodia. Ancora una rilettura del brutal in chiave melodico progressive, ma riuscita solo a metà . Ultimamente i lavori nei quali ha messo mano mr. Davis, mastermind ed unico superstite della formazione originaria, non sono stati eccezionali; quindi, non ci si poteva aspettare qualcosa di eccelso da questa uscita. Un album che ritmicamente non decolla, si adagia su ritmi piuttosto lenti, con riff che spesso si ripetono più del dovuto e nemmeno molto lontanamente influenzati dalla scuola svedese. Questi che dovrebbero essere il perno d’attrazione finiscono per diventare la causa di sbadigli. In ogni song c’è qualcosa da salvare, ma anche molto da scartare. A spezzare il flusso monolitico abbiamo “I Become Death”, una canzone sinistra, atmosferica dove la parola è lasciata non al cantante ma al signor Oppenheimer, padre della bomba atomica, il quale recita: “We knew the world would not be the same. A few people laughed. A few people cried. Most people were silent. I remembered the line from the Hindu Scripture the Bhagavad-Gita. Vishnu is trying to persuade the prince that he should do his duty and to impress him takes on his multi-armed form and says, now I am become death, the destroyer of worlds. I suppose we all thought that one way or another.” La registrazione non rende giustizia a canzoni valide come “Shabow Work”, dove negli oltre quattro minuti e cinquanta si passa da ritmiche doom, a momenti nileggianti a passagi più evocativi; o “Prophetic Betrayal” dove l’ambientazione nordica predomina nel riffing. “Redemption” canzone strumentale epica ed evocativa posta a chiudere l’intero set non fa altro che confermare la via intrapresa dai Vile: farcire la propria proposta di elementi swedish death/black/technical/progressive ma il tutto purtroppo senza una direzione precisa. Dalla band californiana ci si aspettava qualcosa di più, soprattutto consideranto che l’unico elemento a “salvarsi” è la voce, e che comunque questa non risulti tra i più bei growl in circolazione. Il consiglio è di rimandare le speranze alla prossima uscita, con l’auspicio che i nostri riescano ad avere idee più chiare.

Voto recensore
5
Etichetta: Willowtip Records

Anno: 2011

Tracklist:

01.March Towards The Dawn

02.The Revelaling

03.What Lies Beyond

04.Rise

05.I Am Alive

06.Wolf At Your Door

07.I Am Become Death

08.Shadow Work

09.Prophetic Betrayal

10.As One

11.Redemption


Sito Web: www.myspace.com/vile

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