Metallica – Recensione: Metallica

Il successo planetario. Niente più e niente meno. Non è l’album perfetto che i fan dell’ultima ora credevano fosse, è sicuramente il peggiore fra quelli prodotti al tempo, ma ha tutte le carte in regola per arrivare in ogni casa. Hetfield per la prima volta canta veramente, la produzione dell’esordiente – con i Metallica – Bob Rock è laccata, i tempi sono rallentati e, soprattutto, ci sono due ballad in grado di aprire tutte le porte del mondo. ‘Unforgiven’ prima e ‘Nothing Else Matters’, poi e ancora di più, fanno breccia, più che nel cuore dei metallari, in quello delle rispettive fidanzate e, perché no?, delle madri. Accade così che i migliori brani del lotto, ‘My Friend Of Misery’ e ‘The God That Failed’ finiscano schiacciati da una marea di singoli e video. Ma cosa si può dire di fronte a fantastilioni di dischi venduti?

Etichetta: Universal

Anno: 1991

Tracklist:

01. Enter Sandman

02. Sad But True

03. Holier Than Thou

04. The Unforgiven

05. Wherever I May Roam

06. Don't Tread On Me

07. Through The Never

08. Nothing Else Matters

09. Of Wolf And Man

10. The God That Failed

11. My Friend Of Misery

12. The Struggle Within


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Metallica: Live Report della data di Imola

Venerdì 13 Giugno 2003 Sesta edizione per l’Heineken Jammin Festival e, per la prima volta, bill che racchiude blasonati gruppi metal e hard rock come Metallica, Iron Maiden e Bon Jovi, tre protagonisti assoluti della scena hard’n’heavy degli ultimi venti anni. Lodevole da parte dell’organizzazione la volontà di mischiare vari stili musicali, azzeccando la scelta di portare Tricky per la late night del secondo atto, la giornata più ‘edulcorata’. Coraggiose anche le scelte cadute sul solista di Keith Flint, frontman dei Prodigy, ancora senza nessuna uscita ufficiale e, soprattutto, per aver ingaggiato un extreme team come i Cradle Of Filth: davvero suggestivo vederli in un festival di questa importanza. Ritenuto una delle manifestazioni estive più importanti a livello europeo, l’Heineken Jammin Festival si avvale di uno degli impianti più capienti della penisola, l’autodromo intitolato a Enzo e Dino Ferrari di Imola. Ovviamente si sono registrati anche momenti negativi, come le defezioni dell’ultim’ora di Zwan, Limp Bizkit e Turbonegro e una temperatura davero folle che, non aiutata dall’asfalto ribollente e dalla mancanza di linee d’ombra per l’estesa platea, ha fatto sì che gli spettatori soffrissero non poco, almeno per le esibizioni dei gruppi cosiddetti minori. Comunque, visti i nomi coinvolti e lo spettacolo che ci aspetta non ci resta che sorridere e sperare in un bill egualmente competitivo per l’anno venturo.

Più di 40000 spettatori per assistere allo show di Hetfield e soci. Il festival da questo punto di visto parte col piede giusto. Oltre all’eccellente ed aggressivo show del combo di Frisco, resta alquanto misterioso ‘l’oggetto Flint’ ed è da rimarcare l’assoluta mancanza di intelletto di alcuni vandali che fanno terminare anzitempo la performance dei Placebo. Ecco, in dettaglio, tutte le esibizioni della giornata.

KARNEA

Si apre il sipario del festival con i lombardi Karnea che propongono un alternative rock di palese stampo nirvaniano. Il trio, che ha recentemente dato alle stampe l’esordio intitolato ‘Sublime Follia’, tiene bene il palco e riesce nell’intento di ‘riscaldare’ (se già ce ne fosse stato bisogno, la temperatura a quell’ora fluttuava infatti sui 39 gradi…) il pubblico nella ventina di minuti dati loro a disposizione. ‘Ho Letto Il Tuo Diario’, ‘Scomodi Shock’ e ‘L’Essenziale’, pur non brillando per quanto concerne l’originalità della proposta, risultano piacevoli e di auspicio per il futuro della band. Punti di riferimento, oltre ai già citati Nirvana, i conterranei Verdena e i protagonisti della Seattle scene dei nineties.

EXTREMA

Rapido cambio di palco e arriva il momento degli Extrema. Penalizzati da un sound piuttosto confuso i nostri si trovano in difficoltà e, forse a causa della non massiccia presenza on stage negli ultimi tempi (questo è il terzo concerto negli ultimi 9 mesi), non riescono a proporre uno show memorabile. Ben quattro estratti dall’ultimo album in studio del quartetto ‘Better Mad Than Dead’ tra cui ‘Generation’, ‘All Around’ e la scheggia conclusiva ‘Wanna Be’, due da ‘The Positive Pressure’, tra cui ‘Money Talks’, mentre viene presentata in anteprima ‘The World Decline’ una dei tre inediti che andranno a comporre l’imminente ‘And The Best Has Yet To Come’, album di b-sides e remix. Questa nuova traccia sottolinea l’attuale interesse degli Extrema per sonorità moderniste e korniane e si allontana ulteriormente dagli esordi, contraddistinti da un compatto thrash di matrice ottantiana.

PUNKREAS

Reclutati all’ultimo istante per rimpiazzare la defezione dei rock’n’rollers Turbonegro, i Punkreas cercano di far divertire il pubblico eseguendo un punk-core con influssi ska e rock. A tratti riescono pure nell’intento, ma la lunghezza della set-list inficia non poco sull’attenzione del pubblico che inizialmente reagisce con curiosità per poi gradatamente scemare in una marcata indifferenza. Il singer, nel corso dello show ripete più volte che, effettivamente, il gruppo non ha niente a che spartire con il bill e cerca di fare ‘abboccare’ l’audience riprendendo il tormentone degli ultimi giorni: "I Metallica hanno annullato il concerto di stasera, Hetfield ha infatti la tracheite!". L’attitudine scherzosa e gli intermezzi politicizzati, tra cui un attacco a tutti i sindaci della penisola, fanno comunque proseliti per una parte dell’autodromo che, in questi frangenti, li supporta caldamente. Presenti per la seconda volta all’Heineken Jammin Festival (nel 2000 con Rage Against The Machine headliners) i Punkreas suonano estratti da tutti gli album della band tra cui ‘Elettrosmog’, ‘Canapa’, ‘Toda La Noche’, ‘W.T.O’ e ‘Gran Galà’.

FLINT

Eravamo curiosi di assistere all’esibizione del progetto solista di Keith Flint singer dei Prodigy, arrivati anch’essi all’ultimo momento per rimpiazzare i Limp Bizkit. Avendo come riferimento solo un singolo uscito pochi giorni orsono ‘Aim 4’ il frontman presenta al pubblico il primo album del project che si intitolerà ‘Device # 1’. Purtroppo il sound è incredibilmente deficitario e lo show non decolla come dovrebbe. Keith si presenta con una specie di kilt bianco e rosso, cravatta e chiodo di pelle e con un’attitudine veramente sguaiata. Il sound è un miscuglio di punk, rock e campionamenti industrialoidi, della partita anche il chitarrista uscente dei Pitch Shifter Jim Davies che si prodiga a sciorinare secche schitarrate che non riescono però a coinvolgere più di tanto la gran parte dell’audience che partecipa tiepidamente. Una sparuta minoranza invece eccede con comportamenti deprecabili che verranno esaminati minuziosamente nella parte dedicata ai Placebo. Il gruppo, evidentemente ancora in fase di rodaggio, deve trovare punti di equilibrio e necessiterebbe di una massiccio calendario di concerti nei piccoli club prima di suonare in un festival di questo tipo. Peggior concerto della giornata, da rivedere nell’imminente lavoro in studio. Ultima curiosità: sul palco c’erano due batteristi che, però, eseguivano le stesse identiche partiture, a che pro?

STONE SOUR

Mentre l’autodromo di Imola si riempie sempre più irrompono on stage gli americani Stone Sour, capeggiati dal frontman dei ben più famosi Slipknot Corey Taylor, insieme al chitarrista James Root, anch’esso in forza al combo di Des Moines. I due ‘smascherati’ cominciano a dare una piega ‘pesante’ alla giornata proponendo un nu-metal aggressivo che ha molti punti in comune col gruppo principale, essendone però la versione edulcorata. Si apre con la diretta e, allo stesso tempo orecchiabile, ‘Get Inside’ opener dell’omonimo debutto del 2002, che viene qui proposto quasi nella sua interezza. Corey tiene il palco in maniera magistrale e trascina la band in un’ottima performance, che continua con la pesante ‘Monolith’ e nella quasi rock-orientied ‘Idle Hands’. La padronanza e il carisma del frontman si colgono dall’esecuzione di ‘Bother’, contenuta anche nella colonna sonora del film Spiderman. Voce e chitarra per una delicata ed evocativa canzone che strappa calorosi consensi dalla folla. Quest’ultima pare gradire assai la proposta del quintetto, osannandolo per tutta la durata del concerto. Dopo l’intermezzo estremamente rilassato i nostri vogliono concludere riportando un po’ di chaos nel sottopalco con ‘Tumult’ proposta in versione adrenalizzata. Prova convincente per gli americani che si fanno decisamente preferire nella dimensione live rispetto alla prova in studio. Visto il successo di vendite sia degli Stone Sour che dei Murderdolls (dei quali fa parte il batterista degli Slipknot, Joey Jordison), dovremo forse aspettarci una lunga permanenza nel refrigeratore per il progetto principale Slipknot?

PLACEBO

Sfortunati, meritavano pubblico migliore. Potrei concludere così, ma sarebbe ingeneroso verso quei personaggi affetti da evidente demenza mentale che hanno cominciato a lanciare in direzione del trio (con un turnista al basso) ogni genere di oggetto sin dalla prima nota di ‘Bulletproof’ uscita dagli amplificatori. Il leader Brian Molko, già persona particolarmente suscettibile, giustamente stizzito per questo trattamento alla fine di ogni canzone minaccia i responsabili per il palco di abbandonare lo stage. Effettivamente le condizioni per continuare sono molto critiche, la band comunque decide di continuare con ‘Allergic’ estratta dal monumentale ‘Without You I’m Nothing’. Il chitarrista Stefan Olsdal cerca di fare da paciere accennando il riff centrale di ‘Master Of Puppets’, ma il massificato lancio di oggetti non termina e Brian comincia a farcire i testi con dei chiarissimi "Fuck You" ed a mostrare il dito medio nei confronti della frangia di pubblico tanto ostile e non proprio assennata. La cosa paradossale è stata che, pur innervositi all’inverosimile, ai nostri usciva un sound eccezionale e grintoso, in normali condizioni sarebbe stato un magnifico show. ‘Every You Every Me’ ed il tris estratto dal meraviglioso ‘Sleeping With Ghosts’, ossia ‘Protect Me’, ‘Plasticine’ e ‘Bitter End’, suonano infatti incisive e rabbiose. Il gruppo è costretto a ridimensionare la scaletta tagliando perle come ‘Special K’, ‘English Summer Rain’ e ‘Taste In Men’, chiudendo con ‘Pure Morning’ e guadagnando sdegnati l’uscita. Sorge spontanea una domanda: se ad alcuni spettatori non piace un certo tipo di musica non è più intelligente (parola a loro sconosciuta) uscire a prendersi una birra o cercare di attaccare bottone con una bella biondina invece di tirare bottiglie? Prima di tutto per quelle molte persone che volevano ascoltare ed erano liberi di assistere allo show, in più perché grazie alle loro gesta tutto l’autodromo ha dovuto aspettare un’ora e mezza prima che gli headliner calcassero il palco. Come dar torto poi ai comuni che storcono sempre il naso per dare le concessioni per i concerti delle rock band?

METALLICA

Sebbene siano passate le 21 il caldo e la cappa di afa che si è venuta a creare nel sottopalco si è fatto opprimente. Alle 21.30 spaccate dagli amplificatori parte l’ ‘Estasi Dell’Oro’ di Ennio Morricone, da sempre usata dal gruppo di San Francisco per aprire gli show, estratta dalla colonna sonora de ‘Il Buono Il Brutto E Il Cattivo’. E’ il delirio: la folla si stringe e si assiepa, cercando di sporgersi più in alto possibile per cercare di vedere nel modo migliore l’entrata del quartetto. La tensione e il livello di adrenalina sono impressionanti. Finalmente i Metallica escono e, salutati da un boato, attaccano con ‘Battery’! I suoni sono mostruosi e la furia dei nostri risulta incontrollabile. Nemmeno una frazione di secondo per riprendere fiato e ‘Master Of Puppets’ si presenta al pubblico in tutta la sua maestosità: cantata interamente dal pubblico risulterà essere una delle preferite. Inizialmente il quartetto preferisce puntare sui fenomenali ‘Ride The Lightning’, con la title-track e ‘For Whom The Bell Tolls’ e ‘Master Of Puppets’ con ‘Welcome Home (Sanitarium)’. Niente medley o cocktail di canzoni, solo versioni integrali, questo è il nuovo motto dei Metallica che eseguono adesso la prima traccia del nuovo, attesissimo ‘St. Anger’. ‘Frantic’ con i suoi scatti nervosi alternati a momenti di calma apparente risulta un’ottima live song e funge da preludio ad un’altra pietra miliare del thrash presentata così da un James Hetfield in incredibile forma: "How do you feel? Fine? Ok, now you’ll feel better! Creeping Death!". Il nuovo album viene omaggiato per la seconda volta con la rappresentativa title track ‘St. Anger’. Il nuovo entrato Robert Trujillo non fa rimpiangere assolutamente il dimissionario Newsted, surclassandolo tecnicamente da un lato e mostrando un’ottima presenza scenica dall’altro. Il primo blocco è concluso da due classici estrapolati da ‘Kill’em All’, ‘No Remorse’ e ‘Seek And Destroy’ e dalla iper violenta ‘Blackened’ preceduta da un drammatico interludio. Come era successo per il Rock Am Ring Festival della settimana scorsa il frontman presenta per nome ogni membro della band, introducendo così al pubblico il nuovo bassista: "I’m James, he’s Kirk, he’s Lars and he’s the new brother Robert Trujillo!". Questa voglia di dimostrarsi degli antidivi, diversamente dall’epoca Load/Reload, è dimostrata da questi particolari, dallo spartano show allestito (nessun effetto speciale come, ad esempio, per il ‘Black Album Tour’) e soprattutto dal diretto e minimale nuovo album. Chiamati da veri e propri boati, i Metallica tornano osannati sul palco ed eseguono ‘Harvester Of Sorrow’, mitigano la cattiveria dello show con ‘Nothing Else Matters’ e colpiscono ancora con ‘Damage Inc’. Gli americani abbandonano il palco per la seconda volta ma, ancor più acclamati, sbucano nuovamente dal backstage e regalano al pubblico, invertendole, le prime due tracce del ‘Black Album’, iniziando da ‘Sad But True’ e concludendo con ‘Enter Sandman’. Show davvero impeccabile che ci ha mostrato la perfetta forma e la antica voglia di aggredire dei quattro che, con un sound davvero compatto ed un volume dirompente, ha veramente annichilito i 40 mila presenti all’autodromo di Imola. Unica pecca forse può essere rappresentata dalla somiglianza impressionante con il concerto tenuto pochi giorni prima al Rock Am Ring Festival sia per quanto concerne la set-list (‘One’ al posto di ‘Damage Inc’ l’unica differenza) sia per le identiche gag e presentazioni delle canzoni che, agli spettatori più attenti, non saranno certo passate inosservate e, quindi, risultate un po’ troppo costruite a tavolino. Sottigliezze comunque che non intaccano l’impressione complessiva, sul palco questi quarantenni di San Francisco hanno davvero pochi rivali.

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