Metalite – Recensione: A Virtual World

L’abbinamento di metal ed elettronica risulta solitamente indigesto al metallaro duro e puro, che lo sdegna e lo rifiuta come se fosse una fetta di pane, Nutella e acciughe.  Eppure, al netto di qualsiasi preconcetto e cercando bene, qualcosa da salvare qua e là ogni tanto si trova; gli svedesi Metalite potrebbero rientrare in questa categoria.

La band, attiva dal 2015, si è guadagnata un posto d’onore fra i rappresentanti del melodic power metal con l’album “Biomechanicals” del 2019; a meno di un anno e mezzo di distanza, è in arrivo a fine marzo “A Virtual World”, il loro terzo lavoro in studio, che vede rinnovarsi per la seconda volta il sodalizio con la carismatica cantante Erica Ohlsson. Come il suo predecessore, anche “The Virtual World” porta con sé una componente elettronica importante (per qualcuno forse preponderante…).

Il segreto, in realtà, proprio come nell’esecuzione di un buon piatto, sta tutto nel dosaggio degli ingredienti – e i cinque di Stoccolma lo sanno molto bene. Per quanto le vorticose giravolte del sintetizzatore giochino un ruolo centrale, contribuendo a creare atmosfere scanzonate e danzerecce, i Metalite non si trattengono certo dal picchiare duro: ottima è la sinergia di gruppo e significativo il contributo di ogni singolo membro della band, con le chitarre che ci regalano più di un virtuosismo. Una menzione d’onore, con un pizzico di orgoglio da parte di chi scrive, va alla talentuosa batterista Lea Larsson, che pesta da matti dalla prima all’ultima traccia. Davvero degna di nota è anche la performance vocale della Ohlsson, che con la sua voce pulita (ma seducente), padroneggia alla perfezione sia i momenti più squisitamente metal (“Peacekeepers”, “Cloud Connected”, “Running”) che quelli più marcatamente pop (“Beyond The Horizon”, “Alone”).

Oltre ad una generale tendenza all’orecchiabilità, bisogna dire che la durata dei pezzi non supera mai i cinque minuti: altra saggia scelta, cha mantiene l’attenzione alta e la fruizione del disco fluida. Notevole il lavoro sul mixaggio, la qualità del suono è eccelsa – la produzione è firmata non a caso da Jacob Hansen, già a fianco di Volbeat e Amaranthe. A livello tematico, Il filo conduttore è l’innovazione tecnologica, con le sue infinite e ancora inesplorate possibilità per il futuro – una sorta di narrazione cyberpunk in chiave trance metal quindi, con una visione tutto sommato ottimistica di quel che il domani ci riserverà. Unica divagazione, “The Vampire Song” – nonostante l’argomento un po’ cliché, grazie ad un ritornello maestoso e corale, la traccia si rivela una delle più interessanti del disco.

Anche se il binomio elettronica e metal non sarebbe esattamente la vostra prima scelta a un ipotetico jukebox, noi un ascolto a questo disco ci sentiamo comunque di consigliarlo: verrete travolti da tre quarti d’ora di gioioso uragano sonoro, che alla peggio vi risolleverà un po’ l’umore in un periodo così nero. E chissà, magari alla fine converrete con noi che dance e headbanging, ogni tanto, possono persino andare d’accordo.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. A Virtual World 02. Cloud Connected 03. Talisman 04. Beyond The Horizon 05. Peacekeepers 06. The Vampire Song 07. We´re Like The Fire 08. Artificial Intelligence 09. Alone 10. Running 11. Synchronized
Sito Web: https://www.metalite.se

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