Messenger – Recensione: Threnodies

Probabilmente sono tra i pochi a non aver capito il debut “Illusory Blues” dato che la critica ha portato i Messenger su un palmo di mano negli ultimi anni (hanno addirittura vinto un Progressive Music Award come miglior band esordiente del 2014) incensando una proposta che secondo me presenta ancora notevoli lacune.

Il prog rock “allungato” da dosi di rock classico e cenni folk viene certamente messo più a fuoco in questo “Threnodies”, loro primo album per Inside Out, ma il senso d’inappagamento al termine dell’ascolto è lo stesso provato nelle altre occasioni che avevo tentato l’approccio alla musica degli inglesi.

“Calyx” ha una bella variazione ritmica sul finale che pur essendo ben armonizzata c’entra un po’ poco col resto del pezzo e fotografa appieno la proposta dei londinesi, in bilico tra sperimentazione e classicità; “Oracles Of War” ha cenni più dark per un pezzo dichiaratamente retro, “Nocturne” è accostabile agli ultimi Opeth in vena di revival prog mentre “Pareidolia” rimanda direttamente ai Pink Floyd. Assolutamente piatta la prova vocale di Khaled Lowe monocorde e poco incline a trasmettere vere emozioni.

L’anno passato abbiamo avuto anche occasione di vederli dal vivo e, nonostante la scusante di alcuni problemi tecnici, non ci avevano impressionato in virtù di un certo distacco dal pubblico; certo non manca ai Messenger l’abilità di maneggiare i suoni vintage con dovizia però al giorno d’oggi non ritengo questa caratteristica sufficiente a generare ulteriore interesse nei loro confronti.

Messenger Threnodies

Voto recensore
5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Calyx 02. Oracles Of War 03. Balearic Blue 04. Celestial Spheres 05. Nocturne 06. Pareidolia 07. Crown Of Ashes
Sito Web: https://www.facebook.com/messengerbanduk

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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